venerdì 19 dicembre 2008

tornando a casa...


"Nel linguaggio comune, mal d'Africa si riferisce alla sensazione di nostalgia di chi ha visitato l'Africa e desidera tornarci (così come saudade è la nostalgia del Brasile). L'espressione sarebbe stata pronunciata anche da Benito Mussolini durante il periodo della Repubblica di Salò riferendosi alla sua nostalgia per le colonie italiane in Africa."


Novembre non è il momento migliore per visitare la Sicilia. Infatti non è un buon momento per far nulla se non rilassarsi a casa pensando a cosa regalare a Natale ad amici e parenti e cercare di risparmiare un po' in vista dei saldi di Gennaio. Infatti non è che proprio ci volessi andare, in Sicilia, ma tant'è... A Palermo ha piovuto per 10 giorni di seguito, il che se non altro è stata una benedizione per il finocchietto di montagna che è degnamente morto nella mia pasta con le sarde, ma al di là di questo niente di positivo. La città è sempre irrespirabile. Caotica, confusa, isterica. Traffico matto, posteggi inesistenti, code interminabili e sveglia mattutina al sapore di clacson e bambini di scuola media urlanti. Mondello di Lunedì era deserta e silenziosa oltre che ventosa, e Sferracavallo alcuni giorni dopo sembrava la Versilia di Sapore di Mare nella scena con Selvaggia che guarda Gianni andare via con la Sig.ra Balestra.
D'accordo, io avrei voluto che tutto fosse perfetto. Se non altro, ci avevo sperato. Volevo guardare tutto con occhi diversi, distaccati. Speravo quasi di ritrovare quella calma di certi momenti passati e felici. Ho pensato che, cambiato io, il grosso fosse fatto, e il mal d'Africa potesse fare il resto. Invece la pioggia ha solo intristito le macerie, e lavato via tutto il resto.
Palermo è sporca, grigia. È una città povera, e desolata. Bellissima, come certe bellissime donne che si aggirano per la città con vecchie pellicce e gioielli, maltruccate e con le unghie sporche, macchiate chissà dove da un qualcosa che non va via, come un peccato originale che non si può più lavare. È una nobildonna, povera ma altera, fiera, orgogliosa, che saluta tutti con un ghigno e tutti ignora, incurante. Non c'è più nessuno, come in certe vecchie case di certe vecchie donne sole, che si riempiono solo per Natale, troppo poco per lasciare un segno e troppo poco persino per la felicità. Tutti sono via, altrove, emigranti del terzo millennio pronti a tornare a casa per curare quel po' di nostalgia e subito volare via verso vite più decenti, e verso luoghi meno feroci. Quelli che sono rimasti lottano ogni giorno contro ogni possibile male, contro la morte dietro l'angolo, contro l'oppressione asfissiante di milioni di abusi quotidiani, contro un futuro che non esiste e un presente da mascherare con ridicole apparenze. Si vive una vita che non è, elemosinando il pane, uccidendo giorno dopo giorno i diritti più piccoli e le ambizioni più meschine, dimenticando, ignorando, ipotecando... Nulla è più scandaloso o atroce, e le regole sono sempre quelle del più forte. Si vive barricati nel proprio mondo, aggrappati ai fragili oggetti del quotidiano, come folli che annullano le emozioni per non morirne.
Ho avuto paura. E tristezza. Ho capito che il mio viaggio è solo iniziato, e che lì non tornerò più. Che la mia vita ha conosciuto altro, e di più, e che di quei giorni felici farò bene a conservare il ricordo.

giovedì 18 dicembre 2008

Non mi impegno...

A quanto pare non riesco a mantenere gli impegni. Almeno non tutti. Avevo giurato che ci avrei riprovato e invece… Piuttosto diciamo che è stato un grossolano errore di calcolo, e tanto basti a farmi uscire senza troppa infamia dal tunnel del ‘è intelligente ma non si impegna’ che mi perseguita da un po’ troppo tempo. Perché poi uno si debba impegnare per forza questo è un mistero che magari non risolverò mai. Ma tant’è…

Il fatto è che questo 2008 che ormai sta quasi per finire è stato un anno pieno, ricco, e nuovo. È stato, per dire, un anno di piccoli record personali, e di novità assolute. Oltre tutto, è stato l’anno in cui ho iniziato questo blog con la speranza di raccontare un po’ di me a un po’ di voi, e con l’idea di parlare un po’ con tutti quelli con cui, per ragioni varie, non discuto più molto. E l’anno in cui, fatalmente, l’ho abbandonato al suo destino.

È anche, si parva licet, l’anno del mio ingresso nel 30esimo, del mio nuovo lavoro, del mio primo LondonAnno, del primo compleanno di mia nipote, e di Francesca. Certo, di Francesca. La proprietaria di quegli occhi verdi che si vedono un po’ più giù, e la donna che mi ha cambiato la vita. Avevo promesso di raccontare giorno dopo giorno il cambiamento. Non ci sono riuscito, ma di questo abbiamo già detto. Per i più, sappiate che un cambiamento c’è stato, e chissà che non si veda da queste parole, o dalla mia faccia. Per i curiosi, e per gli affezionati, spero di raccontarvelo lo stesso, giorno dopo giorno, da ora in poi.

Bentornati, a tutti. E benvenuti, a tutti gli altri. Consigli per gli acquisti. 

giovedì 18 settembre 2008

riprovo

Non era poi così male, e in fondo non è per questo che l'ho lasciato andare. È un mestiere essere innamorati, mica niente... Ho lasciato indietro il blog, e non solo, e sono andato avanti con la mia vita. Manca una settimana, e poi smetterò di essere scapolo. Lei, la colpevole, entrerà nel mio metro quadrato di vita con la leggerezza con cui mi ha guardato la prima volta. Due grandi occhi verdi che mi adorano e mi incatenano a lei. Una settimana e tutto questo sarà finito. I noodles in a cup, e le paranoie notturne. Il freddo d'inverno nel letto e certe piccole manie da single. Chiuderò la porta, dietro di noi, e sarà noi, e il mondo fuori. Io e lei. Qui. Il resto, la vita, i pensieri e gli incubi, cercherò di raccontarli, giorno dopo giorno, post dopo post. 

mercoledì 23 luglio 2008

ti amo

avevo quindici anni. i capelli con la riga e il ciuffo, e l'acne. ed era una calda giornata di maggio, con il sole caldissimo e l'aria di primavera che ha palermo a maggio, odore di salsedine e gelsomini... mi disse ti adoro, e mi sentii morire. lo ricordo ancora. ci baciammo come se si fosse dovuto girarci un film, su quel bacio. seduti su un muretto nel parco della scuola. il mio primo amore, il primo bacio, la prima lettera e il primo dolore. mi amava, e non ne ho mai dubitato. che sia stata o no fedele, onesta, attenta, generosa, poco importa. mi amava. con gli occhiali brutti, con i jeans vecchi, senza moto e magro come un chiodo: mi amava. e io amavo lei.
sono passati tanti anni, tanti jeans, tante camicie e vari tagli di capelli. ho cambiato case, motori, occhiali e città. e ho amato sempre come allora. senza fine, senza speranza, senza ragioni o mode o gusti. incondizionatamente, con gioia, giorno dopo giorno e fino a non poterne più, come un bambino. ho pianto amore e l'ho chiesto, invocato, desiderato, sognato... quello, non è tornato mai più. ci sono stati amori adulti, passioni, tenerezze e grandi forze distruttrici. ma quello è rimasto lì, in quel giardino, sotto quel sole, in mezzo ai viali dietro la palestra. è rimasto lì nella mia memoria, fotografia, ritratto. è rimasto lì solo il ricordo. l'amore, quello viaggiava, volava, tornava indietro mille volte e visitava luoghi sconosciuti, impervi, baciava donne che lo respingevano e si lasciava sedurre da sogni di carta. fino a qui. fino ad oggi, ad adesso, a me. fino a tornare, a guardarmi in faccia, a dirmi la sua storia, e gridarmi la sua verità. fino ad uscire dalle tue labbra, salire dentro la mia pelle che vibra ad ogni nota per ogni attimo in cui rimane, dolce suono meraviglioso nelle mie orecchie incredule ... fermalo, non dirlo, ripetilo, ti prego, non farlo, non giurare, non chiedermi di crederti, non posso non toccare questo spazio, questo tempo, questa incredula parola, il mondo che apre e mostra bello di colori, e spazi, e luce ... adesso ... adesso dovrò amarti, e non so, dovrò proteggerti e non posso, dovrò sognarti, e stringerti, e volerti, e vivere per quella bocca che lo dica ancora e ancora e ancora, e mi uccida il non sentirlo, e sia notte e notte e notte ancora finchè non torni qui, e non lo urli sulle mie labbra, e non lo possa bere dal tuo sorriso, e viverne... ti amo...

mercoledì 2 luglio 2008

emozioni - uno

Amo le sensazioni forti. Quelle ovvie, quelle imprevedibili, quelle che ti prendono dritte alla schiena, che ti tirano su fino al cielo o ti scaraventano nel buio. Amo lasciarmi prendere e uccidere, farmi ubriacare, eccitare, sconvolgere...
La prima fu Ravel. E fu tanti anni fa. Era un LP, con Mussorgsky sul lato B e Karajan sul podio dei Berliner Philarmoniker. Un delirio, e un sogno. Metterlo sul piatto, alzare il volume e chiudere gli occhi era un solo gesto, un unico rito. Il resto era brivido, crescendo, orgasmo uditivo e piacere che esplode nel finale trionfale e perverso. Un climax di emozioni che si aggiungono una sull'altra, come gli strumenti che entrano, parti uniche di un tutto che è semplice reiterazione e sublime ritmo costante. Sesso in musica, e poco più.
Avevo poco più di dieci anni, ed ero già un adulto iniziato al rito.
La seconda che ricordo era una colonna sonora. John Williams. Itzhak Perlman al violino suona l'impossibile, la follia, la disperazione, la pietà di Schindler's List. Quando suona quel tema struggente c'è un intero popolo che geme, dentro. Ci sono anni, decennni, secoli di storia che gridano e cantano e soffrono negli assoli di violino e in un contrabasso che scava nelle parti più buie della paura. Gli LP avevano lasciato il passo ai CD, ma alzare il volume e chiudere gli occhi era, ancora una volta, lo stesso rito. Come piangere, alla fine, e tremare...

domenica 29 giugno 2008

generale queste cinque stelle...


Ne L'arte della guerra, il Generale Sun Tzu scrive: Conosci il nemico, conosci te stesso e mai sarà in dubbio il risultato di cento battaglie. Per alcuni, questa è una religione. Più che un trattato di guerra, è una bibbia da seguire giorno dopo giorno. Dice come affrontare il nemico, come avere fiducia in se stessi e come sfruttare le proprie 'armi'.
Nulla di strano che questo succeda: in fondo ognuno sceglie la Bibbia che più gli piace. Ma quando si tratta di rapporti umani, di relazioni uomo-donna, di sentimenti, può davvero esistere un manuale? Si può applicare la strategia della conquista militare alla conquista dell'animo (o del corpo) altrui? Insomma: quando si tratta di rapporti, quanto è importante essere dei bravi generali?
Affronto l'argomento con un'amica, che mi rimprovera. È una storia vecchia quella del rimproverarmi per la mia eccessiva tendenza ad innamorarmi, e la conosco bene. Ma stavolta mi si rimprovera di essere troppo carino, e di concedere troppo e troppo presto... persino di essere uomo zerbino... Io sostengo l'inutilità delle tattiche e delle strategie, e dico che non mi piace fingere, o aspettare, o far finta di. Lei mi contraddice, dicendomi che non si arriva da nessuna parte senza una buona strategia, e che se l'amore è continua scoperta, e fascino di ciò che non si conosce, svelarsi troppo distrugge la magia. Penso...
Non ho avuto moltissime storie, ma certo non sono stato con le mani in mano, e sempre mi sono offerto per quello che sono. Senza strategie. Se ho sentito di voler chiamare una persona l'ho fatto, e ho sempre detto quello che pensavo e provavo. All'inizio della storia con Ms. Big era lei stessa che mi rimproverava: io la chiamavo di sera e stavamo al telefono ore, miele che colava dalla cornetta, e le dicevo già di essere innamorato... Lei, da parte sua, frenava. Me lo ha rinfacciato per sempre. Diceva che io l'avevo amata da subito, e che non era possibile. Semplicemente io non avevo usato strategie. L'avevo amata. Mi ero lanciato anima e corpo in una storia che mi faceva fare 700 km in meno di 48 ore, e che aveva più dubbi che certezze... È finita, ovvio. Qualcuno dirà che è stato l'errore originario. Che l'ho pagato col tempo. Eppure, se avessi usato una strategia, forse non avrei mai amato quella persona meravigliosa che adesso scompare all'orizzonte e che non riesco a trattenere...
La mia amica ha una storia complicata. Con un suo amico. Storia di sesso, dice, ma c'è dentro fino al collo, e oltre. Lei usa strategie varie. Lo chiama, non lo chiama, poi aspetta, non gli parla, non capisce, si deprime... Mai si sognerebbe di affrontarlo, e di affrontare sè stessa, e dire: Sono cotta, rovinata, imbambolata, distrutta. Ti amo. Sun Tzu non approverebbe, e perderebbe la battaglia. Così continua in eterno, in attesa che il nemico muova...

giovedì 19 giugno 2008

...are you talking to me?

09.15 - Christchurch Rd. - 15 gradi centigradi - nelle cuffie Negramaro, E ruberò la luna. 
Jeans a zampa strappati in fondo, maglietta nera di Praga, felpa blu Nike con cappuccio. Borsa marrone Spalding & Bros. e scarpe da ginnastica nere. Più sportivo non saprei nemmeno fare... Però comodo. La Jubilee Line funziona benissimo, è sempre rapida e raramente aspetto più di 3 minuti. A bordo c'è la solita varietà: una ragazza con i sandali ai piedi e in mano un paio di ALDO tacco 12 stiletto, un uomo in giacca con un anello per ogni dito, un bracciale d'oro, e un paio di piercing sparsi qua e là (è alto quasi due metri), uno ubriaco dalla sera prima, vari seduti che dormono, innumerevoli METRO aperti sulle pagine dello sport, un SUN con le solite tette in copertina, un ubriaco fresco di stamattina, studenti allegri, businessman eternamente incapaci di accoppiare camicia e cravatta e una donna con un meraviglioso impermeabile beige. 25 minuti e un po' di musica italiana dopo siamo a Green Park. Due scale mobili, una barriera e due rampe di scale dopo sono all'aria aperta. Respiro. L'ultimo pezzo me lo faccio con Baglioni. Ho sognato per tutta la notte storie strane di ex storiche che mi perseguitano, e 'ste nuvole grigie che si rincorrono non aiutano a chiarirmi le idee. Procedo a testa bassa verso il lavoro: come a nascondino, la mia scheda nel lettore all'ingresso sarà la mia salvezza nei confronti del mondo esterno. Lì, il padrone sono io. In quel mondo, le cose girano diversamente. So quasi sempre dove mettere le mani, e tutti sanno cosa fare e quando. I clienti sono contenti, e io anche di più. Mi butto a capofitto nella mia giornata, email dopo email, issue dopo issue, giù fino alla pausa pranzo, e avanti avanti, avanti... Quando alle 17.30 faccio il check in a Ivan Drago la mia giornata mi sembra non sia mai nemmeno esistita. Non ricordo nemmeno di essere mai stato nervoso, o irritato. Tornando giù in ascensore mi osservo nel mio Armani e mi sento figo. Non puoi distruggermi. Non puoi nemmeno ferirmi, o scalfirmi, o spostarmi di un soffio. Il mio cervello vaga, corre, piange, traballa, ma non mi muovi più. Non mi muove più nessuno. Sono una diga, un muro, un albero. La spada nella roccia. La mia stessa certezza. Ti ho lasciata guardare dentro, e se non sai che fartene non hai che dirlo. Io sono qui. Sono sempre stato, e sarò ancora. Ho chiuso conti più difficili, e affrontato momenti più duri. Non cedo, non cedo, non cedo...

venerdì 13 giugno 2008

passata la sbornia, e finita la pioggia


Noodles in a box a mezzanotte, SATC a palla, carote, cioccolato Lindt... la città dorme mentre io gioco al single newyorkese. mando emails, sto con i pantaloni del pigiama e la camicia disteso su questo letto che ormai è tutto: tavolo, divano, scrivania... Guardo la mia vita da qui, e non è niente male. Non ho molti soldi, ma ho molti amici. E se sembra poco, provate voi a ritrovarvi ubriachi sotto la pioggia e non avere nessuno che vi riporti a casa... Sto davvero vivendo questa vita? Sono davvero io in queste mani che battono i tasti di un MacBook bianco bello come poche altre cose al mondo? Ho davvero comprato io i tre Lichtenstein che ora stanno sulla parete di fronte? E per chi continuo ad avere un fiore in quel delizioso vasettino a ventosa attaccato al vetro?
È finita, davvero. E adesso posso smettere di recitare. La fuga termina qui. E la mia vita, anche se con difficoltà, ricomincia adesso. Pochi pounds in banca, e un armadio pieno. Che non svuoterò. Sono felice di quello che sono, e il mio stile è solo mio. I miei anelli, i miei pigiami, e tutta la mia vita. Mia. Di nessun altro, e per nessun altro. Magari, con qualcun altro...

martedì 10 giugno 2008

amarsi un po'

...un bicchiere di vino bianco freddo (già sono quasi al terzo ma non sta bene scriverlo!), un po' di parmigiano, e Battisti che canta in inglese Amarsi un po'... banale? Forse. O tremendamente rilassante, e assolutamente auto-coccolante... C'è una temperatura invidiabile e c'è ancora luce... what else?
Passano le lune e non cambia nulla. Nessuna traccia. Telefono, email, nulla! Sparisce lentamente, si stacca dolorosamente... Resisto, e me ne vanto. Non cedo, e ne vado fiero. Eppure...
Il lavoro va sempre meglio. Ogni giorno di più acquista un senso, e diventa quello che sarà. È la porta per una nuova vita, per un nuovo corso... Stasera Carrie libererà l'armadio, e ricomincerà da zero. Come un capodanno. I love it....

mi fido di te


...e poi all'improvviso, senza nemmeno accorgersene, è estate anche qui. Esci dal lavoro e Green Park è un tappeto di persone distese sull'erba a prendere il sole. Piccadilly trabocca di turisti e io entro da Lillywhites a fatica per comprare la mia nuova racchetta da tennis: domani partitona con Alessandro a Kilburn! Almeno ci provo, e poi ho un bisogno fisiologico di high street shopping e così almeno lo tengo buono per un paio di giorni... poi mi toccherà inventarmi qualcos'altro... Sinatra canta The lady is a tramp e sono le 5:30 del pomeriggio. Alle 6 sono a casa in tempo per fare un po' la casalinga e guardare l'Italia perdere contro l'Olanda... Shame on them! Alla fine ancora una volta la mia cena sono stati 3 pacchi di Walkers ready salted, e ancora una volta una certa coincidenza mi dà da pensare...
...e vorrei tanto comprare una certa camicia Armani, e tante tantissime scarpe, e un paio di occhiali da sole vintage... questa settimana faccio pulizia nell'armadio. Promesso!
...forse fa male eppure mi va di stare collegato, di vivere d'un fiato, di stendermi sopra il burrone e di guardare giù...

lunedì 9 giugno 2008

changes

Nuovo look (ancora una volta!), nuovi colori (sarà la primavera/estate?), nuovo avatar (non sono più bella?)... Che dire? Saranno le scorpacciate di Sex And The City che mi faccio per ora, o Londra che è finalmente entrata nel mood estivo, o il mio nuovo lavoro... Molte e molte cose stanno per cambiare so... stay tuned!

giovedì 5 giugno 2008

ariecchime!


Sì, back in London, dove sembra di nuovo che la primavera faccia il suo corso (le rose di fronte la mia porta sono tutte fiorite), e dove ho iniziato il mio nuovo lavoro. Felice felice felice. Solo 3 giorni e già mi sento meglio. Ieri ho provato la mia nuova divisa di Armani e quasi ci restavo secco...! È un post veloce, velocissimo, solo per dire che sono vivo e che sono qui. Che ho tante cose da dire, da dirvi, e da dirmi, ma che questo mese sarà ben pieno di cose da fare... Sto bene. Sono forte come mai prima d'ora in questa città, e mi sento al posto giusto. Lunga ed impervia è la via che porta alla felicità, ma io ho come l'impressione di aver capito a che bivio svoltare...

lunedì 26 maggio 2008

estate

...ma fa caldo, e il cane dorme disteso all'ombra, boccheggiante... la sera si esce come sempre, girare per la città, cenare con vino bianco ghiacciato, gli amici di sempre, storie vecchissime e nuove... le facce, i sorrisi, gli odori, le parole, scappare al più presto da questo sogno e rientrare nella realtà, prima che tutto sembri troppo bello, e persino possibile, e giusto, inevitabile magari...
...e poi vedere come nulla cambi mai, e sentire ancora quella distanza, forte, sempre più forte, disagio quasi. Incontrare un sogno poche volte e sentire complicità forte, e la voglia di tenersi, e quegli stralci di passato che ritornano, risaccano, colpiscono, non darsi il tempo per pensare e fare finta che tutto possa scorrere veloce intorno.
...in macchina a parlare fino a tardi, fumando, ridendo, le lacrime agli occhi per un ricordo che è presente vivo e insieme memoria di gruppo. Grazie.
Fra qualche giorno andrò a chiudere un conto, e sarà lieve sentire il distacco, la distanza, e forte il desiderio e la nostalgia. Volerò via pensando di non tornare mai più, e di non potermene mai andare ... arrivederci ...

lunedì 19 maggio 2008

In breve

Lunedì, 09.27, appena sveglio ma ancora sognante. Ho trascurato un po' il blog ma ho avuto dei buoni motivi. È stata qui mia mamma, ed è stato bellissimo passeggiare per Camden e vederla felice. Mia nipote cresce bella e amata. La primavera è passata da Londra per una settimana illudendoci ed è andata via. Il tempo di godere di alcune serate appena fresche e di una domenica degna di memoria passata ad arrostire salsicce siciliane, bere vino, e infervorarsi su una rivoluzione impossibile. Amo i miei amici.
Fra qualche giorno sarò a Palermo, e fra qualche ora Andrea sarà qui. Passeremo tre giorni insieme e questo mi rende felice. A Palermo mi aspettano giorni caldi, e il matrimonio sarà emozione che scorre veloce.
Ieri pomeriggio mi sono sentito vivo un'altra volta, dopo tanto tempo. Non vedo l'ora di essere lì.

giovedì 8 maggio 2008

domenica 4 maggio 2008

Dovunque voi siate


Aurore mi ha detto che Giovanni è morto. Non importa chi è Aurore, e in fondo nemmeno chi fosse Giovanni. Non qui, e non in questo momento.

Giovanni era un ragazzo, e questo basta. Un ragazzo che avevo incrociato anni fa, per qualche mese. Avevamo parlato, riso, scherzato. Mi ricordo di noi a bere birra e fumare in una stanza senza finestre dove dipingeva quadri, e scenografie. Mi ricordo dei suoi quadri, della sua barba e del suo sorriso. La parola d’ordine, quell’estate, era “Birra!”, gridata al bar, la sera, in discoteca, nella hall dell’albergo, nei corridoi...

È morto.

Non era mio amico, e non ci siamo mai più visti dopo quell’estate, ma la sua morte mi fa pensare ad altre morti, e le morti mi ricordano il mio fragile destino. Mi ricordano quanto leggera sia la mia vita, e quanto ho sofferto nel vedere scomparire facce, figure, persone, pezzi di me...

Ho pensato a Cesare, e a quella partita di calcetto improvvisata che giocammo pochi giorni prima che io partissi per l’Australia e cambiassi la mia vita. Alla notte di Natale in cui con Marco, Alice e Giovanni ci fermammo a parlare fino all’alba. Io fumavo sigari toscani, e fu l’ultima volta che lo vidi. All’istante esatto in cui a mio padre si fermò il respiro, e alla sua faccia. A quella notte in un parcheggio di ospedale ad aspettare che fosse troppo tardi, e a quella mattina in cui inaspettati mi vennero a prendere a scuola gli zii.

Non posso fermare la morte, ma non riesco ad ignorarla. Non riesco a viverla. Non voglio. Non posso piangere un amico scomparso, ma ho acceso una candela per lui. Non credo stia vivendo una vita migliore e non ho idea di dove sia. So solo che se n’è andato, lui come gli altri, e che magari avevano ancora qualcosa da fare, e qualche parola da dire. Buon viaggio...

mercoledì 30 aprile 2008

Relaxing day

Sveglia senza orari. Dodici e mezza o simili. Un po' di chat, emails, un po' di lavori casalinghi e una colazione abbondante a fare da pranzo. Nel pomeriggio, famiglia. Fratello, cognata, nipote. Aggiornamenti, discussioni sempre belle e vita familiare. David fa il pane e mi da una pagnotta da portare a casa. Ceniamo tutti insieme e ridiamo di Laura e delle sue difficoltà a scuola guida. Fuori piove quando David mi accompagna a casa in macchina, con un sacco pieno di biancheria che ho lavato da loro durante il giorno. Stendo la biancheria, ascolto musica, scarico software per il pc e leggo un po'. Provo ad andare a letto ma una fame improvvisa mi costringe ad alzarmi. Un paio di fette di pane, un po' di formaggio e salami portati da Palermo, e un bicchiere di rosso australiano. A farmi compagnia una puntata di Sex and the City. È l'una e mezza e posso anche andare a dormire, domani si ritorna al lavoro. Però, la vita non è poi così terribile vista da qui...

martedì 29 aprile 2008

Pi


Ho portato da casa solo due libri, stavolta. Uno è il libro dei libri, la bibbia della mia conoscenza adulta e sintesi dei milioni di significati che ha il mondo moderno. Il pendolo di Foucault. La data sulla prima pagina dice 2003. Non pensavo di aver fatto passare così tante lune dalla prima volta in cui l’ho letto ad oggi, ma adesso credo di poterlo annoverare fra le mie più longeve storie d’amore.

L’altro è un libricino piccolo, rilegato ma comprato in edizione economica. Quando lo comprai aveva la sopracopertina, prontamente distrutta come da abitudine millenaria. Le odio le sopracopertine. Sono una mistificazione inutile buona solo a sfuggire da tutti i lati e piegarsi dappertutto mentre cerchi di leggere disteso acrobaticamente a letto. Il libro è Vita di Pi, di Yann Martel. Credo sia diventato un bestseller adesso, e ne sono felice. Quando lo comprai, questo nel 2005, era un libriccino sperduto in una selva di gialli di poco conto e classicissimi a prezzi ridicoli. Non che l’abbia scoperto io, questo è un fatto. Me ne aveva parlato mio fratello, qualche mese prima, proprio qui a Londra. Proprio in uno dei nostri due viaggi a Londra. Su un ponte su una ferrovia, fra West Hampstead e il Sainsbury’s di Finchley Road, ascoltavo incuriosito la storia di Piscine Molitor Patel. Mi aveva lasciato qualcosa, e la naturale conseguenza fu, ovviamente, comprare il libro.

Comprare libri è un’esperienza in sè, al di là dell’effettiva volontà di leggerli. È un esercizio di pensiero, di volontà, un’ipoteca sul futuro, un innamoramento reciproco che dura lo spazio di pochi secondi. Sono tutte storie d’amore, da consumare subito (la stessa notte, fino alle 5, e poi l’indomani sentirsi vuoto) o dopo anni, nel momento giusto.

Pi fu una storia d’amore vera e propria. Iniziata con una ‘presentazione’, e continuata adagio, con cautela. Poi sempre più vicini, e sempre più uno dell’altro, fino alla possessione totale. Non avrei mai potuto prevedere, persino mentre lo leggevo e me ne innamoravo, che un giorno sarei stato io stesso Pi, naufrago nell’oceano di una qualunque possibile vita, e che avrei mai avuto un Richard Parker a cui affezionarmi. Eppure così fu.

Adesso lo sfoglio, e nel mezzo trovo un biglietto. È l’invito di un club di Barcellona. Il formato di un biglietto da visita. Sa di sole, di estate, di strade deserte alle 3 del pomeriggio, di paella accompagnata da buon vino e di un pomeriggio alla Barceloneta. Sa del momento più bello del nostro amore. Di follia e di bellezza. Di sole che filtra dalle finestre e illumina la tua pelle abbronzata e il mio desiderio. È stato il mio e il nostro libro, e la nostra storia. Pi riesce a salvarsi e Richard Parker ritrova la foresta, la sua vita. Ognuno è Pi, e tutti siamo RP. Ognuno ha una sua isola, e un suo oceano, e una vita da seguire che lo chiama. Non ci siamo persi e non lo faremo mai; ci siamo adorati e non smetteremo mai. Grazie Pi.

DE ONA DOMDA

Ciao, mia incredibile visione.

Ciao, mia confusa compagna.

Non  c'è più tempo per le emozioni dolci, per i tramonti.

Non c'è più tempo per i sussurri, per le parole dette solo a metà.

Ci ha rubato tutto una maturità crudele.

Ci ha tolto l'adolescenza delle canzoni, la stupidità delle lettere e l'innocenza degli sguardi.

Ci ha regalato un'agenda piena di appuntamenti, uno studio vuoto, una comoda sedia (ma era meglio il nostro soffice divano). Una piccola fessura per vedere il cielo, questo ci resta. Solo una fessura. E si deve fare a botte per vederci dentro.

Credimi, la nostalgia del nostro non parlarci pesava di meno di queste parole oscure, di questi luoghi comuni. E proprio nell'ora in cui il giorno ci saluta, proprio in quel momento, fuggono dalla sua tasca i nostri piccoli folletti della memoria. Fiori baudeleriani che si schiudono per somministrarci un po’ di quel piacevole soffrire.

Ma che sofferenza è mai questa, se tutto ciò che ho dietro mi spinge, mi soffoca.

Se tutto ciò che vedo altro non è che l'ombra di un sogno.

Conserva queste parole che ho rubato all'imbrunire. Conservale, amica mia. Sono per le tue sere.


...ho ricevuto un regalo. Un regalo insolito. È una cosa scritta da me anni fa (credo tanti), scritta per mia sorella. Una delle mie dimostrazioni di amore. Me l'ha rimandata oggi perchè la mettessi qui, e lei è una persona alla quale potrei difficilmente dire no. Specie se mi confessa di averlo sempre avuto con lei, nel portafogli, dovunque lei vada. Non ci sono commenti, e non si può spiegare. Sono i nostri anni insieme, la nostra storia, i nostri segreti, le nostre piccole stranezze e complicità. È il mio amore per lei, per tutto ciò che è per me. È pensare, sapere, adesso, che le anime gemelle si incontreranno, prima o poi, e il loro kaos genererà una stella danzante.

lunedì 21 aprile 2008

Una lunga giornata e ancora una lunga notte, e poi ancora e ancora e ancora...

Mille cose da fare e così mi ritrovo che è sempre l'una. In un modo o nell'altro riesco sempre a non fare quello che dovrei, e adesso... Adesso due giorni di solo lavoro e poi Palermo. Meglio. Nella foga il peso dell'incoscienza si alleggerisce e scivola via. Come se ne avessi bisogno, e non fossi già abbastanza incosciente da cosciente...
Sto delirando e non c'è una sola buona ragione per non spegnere la luce e chiudere gli occhi ma sto ancora facendo sedimentare la giornata, e tengo occupato il cervello scrivendo di nulla. Il vuoto cosmico. Il potere del vuoto. L'horror vacui...
Abbandono. Il sonno della ragione genera mostri, o strani post. In compenso la ragione del sonno può essere molto utile.
Game over.

venerdì 18 aprile 2008

Un giorno sarò costretto a scegliere se comunista o snob. Per ora navigo a vista...

Mi piacerebbe scrivere solo un paio di righe, ma so che poi mi lascerò trasportare, e non ho sonno, e domani sono finalmente libero, e...
Riassunto della giornata.
Chiacchierando con la Musa che mi propone di fondare una comune nella sua casa a Scopello e andarci a vivere tutti insieme. Idea geniale, accettata senza pensarci su! Come sarebbe bello...
Mi chiama The Metropolitan Hotel con il quale ho fatto un colloquio e mi offrono il lavoro. Minchia! E mo' che gli dico? E come faccio? E io me la faccio sotto dalla paura... Ok, aspetta, pensiamoci su un minuto. Ma che ci pensi a fare? Sono 3 settimane che ci penso. Accetto. Domani li chiamo e accetto. Poi vado al Wetbury e do le dimissioni. Brrrr.
Cenetta KFC con Vale e come al solito las cotorras colpiscono... Domani sera andiamo a una festa paurosa in un posto poshissimo e non so cosa mettermi! Improvviserò. Poi Sabato con fratello cognata e nipote, di sera il Cirque du Soleil... Domenica lavoro, lunedi lavoro, martedi lavoro fino alle 23, vado a casa preparo valigia dormo un'oretta, taxi bus aereo ---- Palermo! Puff! Pant! Sono già stanco prima ancora di cominciare ma sono una roccia e ce la farò!
Buonanotte
P.S.
Non ho mai risposto ai post fin qui ma non perchè me ne fotto. Solo che preferisco 'parlare' qui nella main page, e lasciare che i commenti siano un commento al post. Grazie per leggermi, per scrivere quello che pensate, e soprattutto per sopportarmi...

giovedì 17 aprile 2008

Cambio stile al blog ma non smetto di dar fiducia al mio oroscopo

Mi sembra migliore. Più rilassato, meno vecchio. Adesso mi sento più a mio agio anche a scrivere cazzate. Tipo il mio oroscopo di ieri, che vedete qua sotto. Già perchè il punto è che il londonpaper non sbaglia. Mai. E per chi non sapesse cos'è il londonpaper ... be', ma come fate a non saperlo? Dove vivete?
Ci sono 3 giornali gratuiti, a Londra, distribuiti per la strada specialmente fuori dalle stazioni della Metro (che a Londra si chiama Tube, ma questa è un'altra storia...), e sono: il Metro (che fantasia...), quello del mattino - il Lite, quello della sera stampato con inchiostro che non macchia le mani e il londonpaper, quell'altro della sera che è poi quello che leggo io. È un po' come una religione, un credo, una fede. Scegli uno o l'altro. Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei. Io ho scelto il londonpaper, che poi è quello più fighetto, meglio impaginato, con meno pubblicità e con meno stronzate. Insomma è quello radical-chic con quel tocco di modernità che non guasta.
Ora, si dà il caso che il londonpaper come gli altri abbia una pagina dell'oroscopo. E si dà di nuovo il caso che il sottoscritto, nei suoi primi giorni a Londra, operata la scelta di campo, sia incappato per caso nel suddetto oroscopo. Il quale, da bravo oroscopo, da quel momento in poi, non ha mai sbagliato un colpo. Mai. Non mi è chiaro come faccia, e non ha a che fare con il fatto che dica sempre belle cose, eppure l'oroscopo del londonpaper non sbaglia mai. Almeno per me. Che, detto per inciso, non credo negli oroscopi (come si fa a credere a un oroscopo?), e non so nemmeno cosa sia un segno zodiacale e odio quelli che ti chiedono di che segno sei e fanno una faccia stizzita se dici un segno che non va bene... Insomma nonostante le apparenze e le sostanze e tutto il resto, ho iniziato e non smetto. Evviva il londonpaper, ed evviva il suo oroscopo! Almeno finchè ci azzecca...

Sagittarius

You might feel like you're having to work far too hard at something that doesn't have any foreseeable rewards just now. but you'd be wrong. Rest assured that anything that's taking up energy on the sheer scale you've been going at it with, will reap benefits eventually. Even if it takes longer than you'd hoped.

mercoledì 16 aprile 2008

...reprise...

Non voglio farmi/vi del male, ma solo ringraziarvi. Per avere scritto quelle cose belle, ma soprattutto per aver condiviso con me quella stagione meravigliosa. Le cose cambiano, e le storie muoiono. Tutto arriva ad una fine, e quella che per il bruco è la fine del mondo per il resto del mondo è una farfalla, eppure... Mi manca. Edulcorata dal ricordo, abbellita dalla lontananza, spogliata adesso da tutte le brutture e le difficoltà. Mi manca. Pensare a quei giorni, a quei momenti... Ho nella mente così tante fotografie da poter quasi riviverli, adesso... Con Emiliano, in macchina, all'INPS, mentre fuori diluvia, a raccontarci vite. A Tonnarella, di notte, al telefono con Rossella mentre la luna rossa tramonta all'orizzonte. Con Richard Parker in riva al mare, lei con il naso al vento e io solo con i miei pensieri. La prima notte, in una casa umida sul fiume, leggere un vecchio diario di chissà chi trovato in un cassetto. In tre nel lettone, la fine del week end più lungo della mia vita... Sul tetto di casa con Andrea, vodka nei bicchieri, luna in cielo e tanta voglia di volare via. Ancora con Andrea, in macchina, verso chissà cosa, la radio a palla che canta Moonlight Shadow. Con David il giorno in cui piantammo il basilico, e con Ciccio e Massimo in veranda, parlare, bere, fumare, viaggiare... 
Di notte il rumore del mare si faceva più forte, in autunno. E alla foce del fiume la pioggia portava via la sabbia accumulata d'estate. In macchina c'era sempre un po' di sabbia, portata dal vento del deserto, e quel pomeriggio alla stazione sentii un Muezzin che invitava alla preghiera. In piedi, aspettare l'autobus che ti portava da me, e ancora in piedi guardarti partire e pensare che sarebbe stata l'ultima volta...
Ci ho passato varie vite, tante, e tutte le conservo gelosamente, le osservo, le studio. Alla fine del mondo, al sud del sud, dove non esiste legge, e dove le strade non portano a niente.

"Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel sud."

Ti scatterò una foto

Discutibile, certo. Insolito ma banale. Già sentito. Abusato, adolescenziale, melenso... Quante se ne possono dire? Quanti storcono e storceranno il naso? Fate pure. Io me ne frego. Io la ascolto, riascolto, e ancora, e ancora... Perchè ci ho pianto su. Perchè sono un adolescente, e perchè mi piace. Mi parla. Mi fa ricordare. Mi da emozioni, sensazioni... Io e Bambi, in macchina, al ritorno dal mare. Fuori dal finestrino il tramonto giallo e rosso dell'Africa, e dentro la macchina la radio, il volume a palla, e io, a squarciagola... Di giorno, di notte, in ogni momento, chiudere gli occhi sulla parola ritorno e piangere fuori, dentro, sognare ritorni su ritorni su ritorni, e immaginare addii, e sperare... E poi tornando a casa, ubriachi, la strada del ritorno cantando senza cura / le 2, le 3 / cantare cantare cantare fino a che non basta la voce, finchè non si bagnano gli occhi, giorno dopo giorno, notte dopo notte, i ricordi che muoiono uccisi dalla malinconia e noi cantiamo, e ridiamo, e ci teniamo abbracciati, tutti e tre... Perchè non è solo mio, il ricordo. Perchè l'ho condivisa con altri, e per tutti quelli con cui e per cui l'ho cantata. Perchè possa un giorno fare meno male...

martedì 15 aprile 2008

Temo sarò costretto a restare emigrante...


Non ce la faccio. Sono troppo stanco stanotte e non riesco. Sono stanco e depresso. Ancora una volta avrei voluto scrivere e scrivere e scrivere ma sono andato in stallo. L'Italia è di nuovo / ancora / sempre di più / di Berlusconi e mi fa schifo. Mi fa schifo il solo pensarci e mi fa schifo tutto ciò che ci sta intorno. Non ho la forza di dire di più, e non riesco a pensare a nulla. Mi sento derubato, depresso, e orribilmente lontano. Ho bisogno di dormire. Buonanotte.

domenica 13 aprile 2008

...ma come fa la gente a non guardare il cielo?


Chiacchiero con Francesco su MSN e iniziamo a parlare dei vecchi tempi. Di Mazara, e delle nostre estati. Dell'importanza di guardare il cielo, il mare, di respirare aria pura. Di una vita fatta di cose semplici.
Mi torna in mente quella che chiamo la mia vita precedente. La mia casa, il mare, gli amici, il vento dalla finestra della camera da letto ad agitare le tende e portare fino a me il rumore delle onde... Quanto tempo è passato? Dov'è quella luce? Quel caldo soffocante, e quella sensazione di avere il mondo fra le mani. Le innumerevoli passeggiate con Richard Parker, le sere con Andrea e Roberta, tantissimo Pastis e quel disco eternamente su...
Ricordavamo quella volta al mare, in un posto difficile da raggiungere, nascosto, arrampicarsi tra gli scogli e tuffarsi felici.
E le cene al Cozzaro, il caffè a Torretta, Pozzitello e i suoi surfisti, l'Approdo dei Saraceni e ballare fino a notte fonda a piedi nudi sulla sabbia. La mia casa in riva al mare, i mondiali in tv e la folla in piazza, zio Tanino, Ciolla, Profitterol...

venerdì 11 aprile 2008

Grazie capo!


Il 23 vado a Palermo, ed è una notizia sensazionale! Quel genio di Luca, my boss, mi da 3 giorni liberi e io volo via verso casa. Mi è mancata tanto negli ultimi tempi, così vado. A tuffarmi nel caldo, farmi coccolare dagli amici, raccogliere un po' di roba mia e riempirmi la mente di mare. E anche, già che ci siamo, a fare una piccola pazzia. O forse più d'una. Chissà...
Il risultato è che non riesco a togliermi questo sorriso ebete dalla faccia, e so che questi dieci giorni che mancano alla partenza saranno luuuuunghi lunghi lunghi. Interminabili.
Intanto, però, ho ri-acquisito un certo disco di Piazzolla che non sentivo da una certa estate palermitana in cui, e adesso mi ci sto perdendo... L'attacco di questa versione di Adios Nonino è fra le cose più struggenti e sensuali insieme che esista nel creato, con il suo pianoforte a introdurre, e un violino struggente in crescendo, e quell'esplosione di bandoneon a inseguire scale cromatiche su su su...
Palermo, arrivo!

mercoledì 9 aprile 2008

E in tutto questo, la mia cena è stata un pacchetto di patatine e una birra...

Ieri notte volevo scrivere di politica. Volevo scrivere quanto schifo mi faccia guardare il mio paese da qui. Quanto mi sento impotente e vuoto di fronte a tutto ciò che accade, e vigliacco a volte nell'aver girato le spalle ed aver pensato solo al mio di futuro. Poi mi sono interrotto, e allora tutto ciò che sono riuscito a fare è stato scrivere il testo di questa canzone, di questo vecchio indimenticabile numero di Dylan Dog che per qualche oscura ragione ancora so a memoria.
L'ho postato perchè per qualche strano corto circuito spazio temporale qualcuno mi ha fatto ripensare a quella storia, e a quella poesia. Ai tre puntini di sospensione, e a quanto sia bello ridere di niente, per niente...
L'ho postato perchè mi sono ricordato come ci si sente da adolescenti, quando tutto è importante, e quando le sensazioni passano sul tuo corpo e attraversano la mente senza filtri, violente, inarrestabili. Quando tutto, anche le cose più semplici, sono passione, e sofferenza, e ogni ostacolo è insormontabile, difficile, duro.
Stasera non è cambiato molto, e Dylan Dog con il suo Lungo Addio la fa da padrone così adesso di norma dovrei rimandare al post di ieri, e andare a nanna. Ma siccome non ho sonno (te l'avevo detto, io, di non bere il te, che poi non dormi...) scrivo. E scrivo, pensate un po', di un braccialetto. Di un minchionissimo braccialetto portafortuna brasiliano e di quanto, a volte, la vita sia strana. Che poi è una riflessione quotidiana che mi piace fare sui dadi tirati a caso dal signore barbuto che vive in cielo (io lo immagino ancora così!), e sul fatto che le coincidenze non esistono, o meglio esistono ma non sono per nulla casuali.
Ora si da il caso che io quel braccialetto lo porti al polso da 3 anni, e che stia lì da un giorno d'estate in spiaggia a S. Vito Lo Capo, uno di quei giorni che non ti scordi facilmente e che ti brucia dentro per un migliaio di anni ancora quando ci pensi... La felicità non è un braccialetto, e un filo di cotone intrecciato che si rompe può davvero essere considerato un simbolo? Chissà. Fatto sta che nella sera fatidica della rottura del braccialetto mi sono ritrovato impelagato/invischiato/coinvolto/avvolto in una spirale di webcam, telefoni, una pista di programmi di chat per Mac e... mi sono bloccato! 1+1 fa ancora 2 o sto semplificando?
Non lo so. Non lo so e non posso saperlo, ma chissà perchè mi è venuta una voglia di andare a Palermo...

...


E lunghe ore a ingannarci così
a dire lui e lei, sempre gli altri
e i palliativi sono sempre tanti
per non ammettere che siamo qui
e Charlie Brown e Mafalda e la scuola
storie un po' vere a volte inventate
nei pomeriggi d'inverno e d'estate
di strani voli su una parola.
 
Quando cantavo Plaisir d'amour
tu mi guardavi e ridevi più forte
non lo capivi che ti facevo la corte
o forse capivi e la furba eri tu
e mi hai sospeso su un filo di lana
e mi ci terrai ancora per molto
giovane amore, fiore non colto
o forse si, ma da un'altra mano.
 
E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene
a volte credo di esserne certo
a volte invece sembra tutto uno scherzo
fuggono gli occhi come falene
amica mia sorella speranza
quello che vuoi io non ti dirò
quello che voglio non sentirò
quello che c'è dietro l'indifferenza.
 
E tutto è morto e tutto è ancor vivo
e solamente tutto è cambiato
quello che provo l'ho sempre provato
e credo ancora in ciò in cui credevo
e il fiocco nero è l'unica cosa
che mi è rimasta con la malinconia
ma insieme a questa stanca anarchia
vorrei anche te, amica mia.
 
Ma dimmi tu non è meglio così?
Immaginare ed illudersi sempre
qui ad aspettare qualcosa o niente
qui ad aspettare un no o un si
che in ogni caso sarebbero fine
di tutto questo che almeno è un ricordo
così studiato giorno per giorno
fatto di tanti cristalli di brina. 

lunedì 7 aprile 2008

Considero valore

Considero valore ogni forma di vita,

la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finchè dura il pasto,

un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,

due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,

e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo,

accorrere a un grido,

chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,

qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo,

la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare

e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

 

 

           Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)


http://www.youtube.com/watch?v=1y-BC1uJxUc

domenica 6 aprile 2008

Se il mio canto sei tu

Condividere la propria musica è come condividere una parte di anima, i pensieri, le sensazioni, le emozioni di un momento o di una vita. Senza spiegazioni o perchè. Semplicemente ascoltando le stesse note, nello stesso momento.

Al parco? Un bel giorno di primavera!



...ecco, questa è l'immagine che ho visto questa mattina dalla mia finestra. Appena sveglio. Senza parole...

venerdì 4 aprile 2008

"Se una mattina ti svegli e non vedi più il sole, o sei morto o sei il sole"


Ho passato 3 ore accasciato su un tavolino di legno, fuori da un club. Ebete e immobile, sordo ai milioni di persone voci odori colori intorno. Il tavolino come zattera per cercare di non naufragare dentro una notte troppo lunga e dentro il mare di vodka che devo aver quasi inconsciamente bevuto. Mi hanno portato il giubbotto, mi hanno coperto, mi hanno dato dell'acqua. Quella ragazza spagnola, simpatica, mi ha bagnato il collo la fronte e le tempie con dell'acqua fresca. Proprio come mia mamma. Qualcuno mi ha offerto una mezza pasticca. In questo mondo, ognuno da per quello che può... Alla fine, siamo riusciti a muoverci. Siamo saliti su un taxi e scesi 200 metri dopo. Ho vomitato per strada e mi hanno portato a casa di qualcuno dove tutti e tre, io il mio amico e la ragazza spagnola, abbiamo diviso un letto matrimoniale. Ho vomitato per terra. Mi hanno rialzato e mi hanno messo a dormire. Credo che loro abbiano persino amoreggiato, nel frattempo. Mi sono svegliato alle 10 del mattino, sudato e sconvolto. Intorno agli occhi le vene erano esplose in un trionfo di puntini rossi. Dalla finestra entravano rumori di città, e sole, e caldo. Mi sono rivestito piano, e sono andato via. Fuori c'è una giornata di primavera. Il sole è alto, fa caldo, la città vive la sua routine come sempre, in eterno movimento. Io cammino verso casa ascoltando You oughta know di Alanis Morissette in cuffia, e sorrido. Sono felice. Sono ancora vivo. Respiro. Sono ancora qui. Non c'è nulla che possa uccidermi e sono il padrone della mia vita. La primavera, finalmente, è qui.

giovedì 3 aprile 2008

235

Una donna orientale entra in Hotel. Ha l'aspetto di una donna semplice. La accompagna un ragazzino vestito da college, silenzioso. La donna parla con il Concierge, che viene da me subito dopo. Mi mostra un vecchio portachiavi dell'Hotel con un numero di camera scritto sopra, e mi spiega. La donna è stata in Hotel anni prima, con il marito, e sono stati in quella stanza. Adesso che il marito è morto e il figlio è cresciuto, la donna vorrebbe rivedere la stanza, e mostrarla al figlio. Così verifico che la stanza sia libera, e mi offro di accompagnarli su. Mentre camminiamo spiego che l'Hotel è stato di recente interamente ristrutturato, e che probabilmente nulla o poco nella stanza corrisponderà a come lo ricorda. La donna non se ne cura, mi sorride, ed entriamo. Accendo la luce, le mostro la stanza. Non è molto grande, è una camera standard con un letto matrimoniale e un piccolo bagno, ma ho la sensazione di averle aperto una porta verso il paradiso. La donna ha gli occhi lucidi. Il figlio, silenzioso, tiene la testa bassa, e non parla. Scambiano alcune parole in una lingua che non conosco, e alla fine la signora mi chiede se può scattare una foto. Scatta la foto velocemente, mi ringrazia, e andiamo via. Camminando lungo il corridoio mi spiega, in un inglese incerto, che si trova spesso a passare da Londra, ma che sta sempre in altri alberghi, pur ricordando questo. A volte passo qui davanti e mi fermo, mi spiega sorridendo, ma non ho mai avuto il coraggio di entrare. Lo fa per il figlio, o per superare la violenza di un ricordo che brucia. Li accompagno al bar, dove si siedono a bere un tè. La signora mi ringrazia, e mi da persino una mancia. Poi mi chiede del Concierge. La accompagno da lui, lo saluta e lo ringrazia, e da una mancia anche a lui.
Abbiamo aiutato il suo ricordo ad emergere. Lo abbiamo ucciso nella normalità di una nuova stanza, di un nuovo Hotel, di altri odori e colori. Siamo stati i suoi complici nella rimozione di un dolore e adesso ci ringrazia.
Sono cose come queste, spesso, a mutare il corso della mia giornata.

martedì 1 aprile 2008

Camden shopping


Amo questa citta'. Amo prendere un caffè nel Caffe' Nero di Camden Town aspettando Valeria che, incredibile ma vero, ritarda. Amerò il girovagare per il mercato, folle ricettacolo di stranezze, ridere per la nostra incapacita' di trattenerci nelle spese, per quella meravigliosa capacita' di Valeria di eccitarsi per gli oggetti più disparati. Ancora una volta riuscirò a cancellare una tristezza, un dolore; riuscirò ad allentare un po' la morsa del pianto che mi ha preso un attimo fa. A volte penso che ho sbagliato tutto. Che fuggire non basta. Che bisognerebbe farlo nudi, vuoti, bruciare dietro di se' tutto: gli oggetti, la musica (la musica!), i libri, i vestiti, gli anelli, perfino le penne, le matite, gli apribottiglie, le marche di moda, le strade, le macchine. Non ho speranze. Non si può bruciare un ricordo o combatterlo. Non si può dare un nuovo senso ad ogni attimo della propria vita. Si deve accettare, convivere, usare come scudo, aggiungere al bagaglio e andare avanti. A testa alta. Con passi lunghi e distesi. Grazie Andrea per quella notte d'estate, per tutte quelle notti d'estate, e per questa frase che ritorna adesso. Passi lunghi e distesi. Sguardo dritto e passi lunghi e distesi. Ci sto provando amico mio, ci sto provando. Sarai fiero di me.

A mio padre

A mio padre ho detto, e ovviamente molti avranno pensato che è banalissimo. Magari sì. Magari invece no. Magari è banalmente bello, e magari è banalmente così. In ogni caso, questa è la mia dedica.

 

perchè

...e già che normalmente si inizia sempre con un perchè. Con un'introduzione, con una spiegazione, con un minimo di premessa. Io non ce l'ho un perchè. O almeno non una premessa strutturata, articolata, precisa... Avevo voglia di parlare un po'. Ho voglia di raccontare, di raccontarmi. Di mettere da qualche parte tutto quello che mi passa per la testa: pensieri, ricordi, favole, storie, foto... Ho voglia di condividerle con il mondo ... va be', con un po' di persone. Con i miei amici, se non altro. Tutti insieme. Sarà, ho pensato, come stare un po' sempre tutti insieme. Sapere sempre quello che ognuno pensa, scambiarsi opinioni, idee, ricette di cucina...
Adesso magari esagero ma insomma questa è l'idea. Così, il primo post è un'introduzione, una presentazione, e come tutti i libri che si rispettano (ma questo non è un libro - va bene ma è come se lo fosse) non si inizia senza una dedica.

A mio padre