martedì 29 aprile 2008

Pi


Ho portato da casa solo due libri, stavolta. Uno è il libro dei libri, la bibbia della mia conoscenza adulta e sintesi dei milioni di significati che ha il mondo moderno. Il pendolo di Foucault. La data sulla prima pagina dice 2003. Non pensavo di aver fatto passare così tante lune dalla prima volta in cui l’ho letto ad oggi, ma adesso credo di poterlo annoverare fra le mie più longeve storie d’amore.

L’altro è un libricino piccolo, rilegato ma comprato in edizione economica. Quando lo comprai aveva la sopracopertina, prontamente distrutta come da abitudine millenaria. Le odio le sopracopertine. Sono una mistificazione inutile buona solo a sfuggire da tutti i lati e piegarsi dappertutto mentre cerchi di leggere disteso acrobaticamente a letto. Il libro è Vita di Pi, di Yann Martel. Credo sia diventato un bestseller adesso, e ne sono felice. Quando lo comprai, questo nel 2005, era un libriccino sperduto in una selva di gialli di poco conto e classicissimi a prezzi ridicoli. Non che l’abbia scoperto io, questo è un fatto. Me ne aveva parlato mio fratello, qualche mese prima, proprio qui a Londra. Proprio in uno dei nostri due viaggi a Londra. Su un ponte su una ferrovia, fra West Hampstead e il Sainsbury’s di Finchley Road, ascoltavo incuriosito la storia di Piscine Molitor Patel. Mi aveva lasciato qualcosa, e la naturale conseguenza fu, ovviamente, comprare il libro.

Comprare libri è un’esperienza in sè, al di là dell’effettiva volontà di leggerli. È un esercizio di pensiero, di volontà, un’ipoteca sul futuro, un innamoramento reciproco che dura lo spazio di pochi secondi. Sono tutte storie d’amore, da consumare subito (la stessa notte, fino alle 5, e poi l’indomani sentirsi vuoto) o dopo anni, nel momento giusto.

Pi fu una storia d’amore vera e propria. Iniziata con una ‘presentazione’, e continuata adagio, con cautela. Poi sempre più vicini, e sempre più uno dell’altro, fino alla possessione totale. Non avrei mai potuto prevedere, persino mentre lo leggevo e me ne innamoravo, che un giorno sarei stato io stesso Pi, naufrago nell’oceano di una qualunque possibile vita, e che avrei mai avuto un Richard Parker a cui affezionarmi. Eppure così fu.

Adesso lo sfoglio, e nel mezzo trovo un biglietto. È l’invito di un club di Barcellona. Il formato di un biglietto da visita. Sa di sole, di estate, di strade deserte alle 3 del pomeriggio, di paella accompagnata da buon vino e di un pomeriggio alla Barceloneta. Sa del momento più bello del nostro amore. Di follia e di bellezza. Di sole che filtra dalle finestre e illumina la tua pelle abbronzata e il mio desiderio. È stato il mio e il nostro libro, e la nostra storia. Pi riesce a salvarsi e Richard Parker ritrova la foresta, la sua vita. Ognuno è Pi, e tutti siamo RP. Ognuno ha una sua isola, e un suo oceano, e una vita da seguire che lo chiama. Non ci siamo persi e non lo faremo mai; ci siamo adorati e non smetteremo mai. Grazie Pi.

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