L'ho postato perchè per qualche strano corto circuito spazio temporale qualcuno mi ha fatto ripensare a quella storia, e a quella poesia. Ai tre puntini di sospensione, e a quanto sia bello ridere di niente, per niente...
L'ho postato perchè mi sono ricordato come ci si sente da adolescenti, quando tutto è importante, e quando le sensazioni passano sul tuo corpo e attraversano la mente senza filtri, violente, inarrestabili. Quando tutto, anche le cose più semplici, sono passione, e sofferenza, e ogni ostacolo è insormontabile, difficile, duro.
Stasera non è cambiato molto, e Dylan Dog con il suo Lungo Addio la fa da padrone così adesso di norma dovrei rimandare al post di ieri, e andare a nanna. Ma siccome non ho sonno (te l'avevo detto, io, di non bere il te, che poi non dormi...) scrivo. E scrivo, pensate un po', di un braccialetto. Di un minchionissimo braccialetto portafortuna brasiliano e di quanto, a volte, la vita sia strana. Che poi è una riflessione quotidiana che mi piace fare sui dadi tirati a caso dal signore barbuto che vive in cielo (io lo immagino ancora così!), e sul fatto che le coincidenze non esistono, o meglio esistono ma non sono per nulla casuali.
Ora si da il caso che io quel braccialetto lo porti al polso da 3 anni, e che stia lì da un giorno d'estate in spiaggia a S. Vito Lo Capo, uno di quei giorni che non ti scordi facilmente e che ti brucia dentro per un migliaio di anni ancora quando ci pensi... La felicità non è un braccialetto, e un filo di cotone intrecciato che si rompe può davvero essere considerato un simbolo? Chissà. Fatto sta che nella sera fatidica della rottura del braccialetto mi sono ritrovato impelagato/invischiato/coinvolto/avvolto in una spirale di webcam, telefoni, una pista di programmi di chat per Mac e... mi sono bloccato! 1+1 fa ancora 2 o sto semplificando?
Non lo so. Non lo so e non posso saperlo, ma chissà perchè mi è venuta una voglia di andare a Palermo...
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