venerdì 4 aprile 2008

"Se una mattina ti svegli e non vedi più il sole, o sei morto o sei il sole"


Ho passato 3 ore accasciato su un tavolino di legno, fuori da un club. Ebete e immobile, sordo ai milioni di persone voci odori colori intorno. Il tavolino come zattera per cercare di non naufragare dentro una notte troppo lunga e dentro il mare di vodka che devo aver quasi inconsciamente bevuto. Mi hanno portato il giubbotto, mi hanno coperto, mi hanno dato dell'acqua. Quella ragazza spagnola, simpatica, mi ha bagnato il collo la fronte e le tempie con dell'acqua fresca. Proprio come mia mamma. Qualcuno mi ha offerto una mezza pasticca. In questo mondo, ognuno da per quello che può... Alla fine, siamo riusciti a muoverci. Siamo saliti su un taxi e scesi 200 metri dopo. Ho vomitato per strada e mi hanno portato a casa di qualcuno dove tutti e tre, io il mio amico e la ragazza spagnola, abbiamo diviso un letto matrimoniale. Ho vomitato per terra. Mi hanno rialzato e mi hanno messo a dormire. Credo che loro abbiano persino amoreggiato, nel frattempo. Mi sono svegliato alle 10 del mattino, sudato e sconvolto. Intorno agli occhi le vene erano esplose in un trionfo di puntini rossi. Dalla finestra entravano rumori di città, e sole, e caldo. Mi sono rivestito piano, e sono andato via. Fuori c'è una giornata di primavera. Il sole è alto, fa caldo, la città vive la sua routine come sempre, in eterno movimento. Io cammino verso casa ascoltando You oughta know di Alanis Morissette in cuffia, e sorrido. Sono felice. Sono ancora vivo. Respiro. Sono ancora qui. Non c'è nulla che possa uccidermi e sono il padrone della mia vita. La primavera, finalmente, è qui.

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