La prima fu Ravel. E fu tanti anni fa. Era un LP, con Mussorgsky sul lato B e Karajan sul podio dei Berliner Philarmoniker. Un delirio, e un sogno. Metterlo sul piatto, alzare il volume e chiudere gli occhi era un solo gesto, un unico rito. Il resto era brivido, crescendo, orgasmo uditivo e piacere che esplode nel finale trionfale e perverso. Un climax di emozioni che si aggiungono una sull'altra, come gli strumenti che entrano, parti uniche di un tutto che è semplice reiterazione e sublime ritmo costante. Sesso in musica, e poco più.
Avevo poco più di dieci anni, ed ero già un adulto iniziato al rito.
La seconda che ricordo era una colonna sonora. John Williams. Itzhak Perlman al violino suona l'impossibile, la follia, la disperazione, la pietà di Schindler's List. Quando suona quel tema struggente c'è un intero popolo che geme, dentro. Ci sono anni, decennni, secoli di storia che gridano e cantano e soffrono negli assoli di violino e in un contrabasso che scava nelle parti più buie della paura. Gli LP avevano lasciato il passo ai CD, ma alzare il volume e chiudere gli occhi era, ancora una volta, lo stesso rito. Come piangere, alla fine, e tremare...
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