mercoledì 30 aprile 2008

Relaxing day

Sveglia senza orari. Dodici e mezza o simili. Un po' di chat, emails, un po' di lavori casalinghi e una colazione abbondante a fare da pranzo. Nel pomeriggio, famiglia. Fratello, cognata, nipote. Aggiornamenti, discussioni sempre belle e vita familiare. David fa il pane e mi da una pagnotta da portare a casa. Ceniamo tutti insieme e ridiamo di Laura e delle sue difficoltà a scuola guida. Fuori piove quando David mi accompagna a casa in macchina, con un sacco pieno di biancheria che ho lavato da loro durante il giorno. Stendo la biancheria, ascolto musica, scarico software per il pc e leggo un po'. Provo ad andare a letto ma una fame improvvisa mi costringe ad alzarmi. Un paio di fette di pane, un po' di formaggio e salami portati da Palermo, e un bicchiere di rosso australiano. A farmi compagnia una puntata di Sex and the City. È l'una e mezza e posso anche andare a dormire, domani si ritorna al lavoro. Però, la vita non è poi così terribile vista da qui...

martedì 29 aprile 2008

Pi


Ho portato da casa solo due libri, stavolta. Uno è il libro dei libri, la bibbia della mia conoscenza adulta e sintesi dei milioni di significati che ha il mondo moderno. Il pendolo di Foucault. La data sulla prima pagina dice 2003. Non pensavo di aver fatto passare così tante lune dalla prima volta in cui l’ho letto ad oggi, ma adesso credo di poterlo annoverare fra le mie più longeve storie d’amore.

L’altro è un libricino piccolo, rilegato ma comprato in edizione economica. Quando lo comprai aveva la sopracopertina, prontamente distrutta come da abitudine millenaria. Le odio le sopracopertine. Sono una mistificazione inutile buona solo a sfuggire da tutti i lati e piegarsi dappertutto mentre cerchi di leggere disteso acrobaticamente a letto. Il libro è Vita di Pi, di Yann Martel. Credo sia diventato un bestseller adesso, e ne sono felice. Quando lo comprai, questo nel 2005, era un libriccino sperduto in una selva di gialli di poco conto e classicissimi a prezzi ridicoli. Non che l’abbia scoperto io, questo è un fatto. Me ne aveva parlato mio fratello, qualche mese prima, proprio qui a Londra. Proprio in uno dei nostri due viaggi a Londra. Su un ponte su una ferrovia, fra West Hampstead e il Sainsbury’s di Finchley Road, ascoltavo incuriosito la storia di Piscine Molitor Patel. Mi aveva lasciato qualcosa, e la naturale conseguenza fu, ovviamente, comprare il libro.

Comprare libri è un’esperienza in sè, al di là dell’effettiva volontà di leggerli. È un esercizio di pensiero, di volontà, un’ipoteca sul futuro, un innamoramento reciproco che dura lo spazio di pochi secondi. Sono tutte storie d’amore, da consumare subito (la stessa notte, fino alle 5, e poi l’indomani sentirsi vuoto) o dopo anni, nel momento giusto.

Pi fu una storia d’amore vera e propria. Iniziata con una ‘presentazione’, e continuata adagio, con cautela. Poi sempre più vicini, e sempre più uno dell’altro, fino alla possessione totale. Non avrei mai potuto prevedere, persino mentre lo leggevo e me ne innamoravo, che un giorno sarei stato io stesso Pi, naufrago nell’oceano di una qualunque possibile vita, e che avrei mai avuto un Richard Parker a cui affezionarmi. Eppure così fu.

Adesso lo sfoglio, e nel mezzo trovo un biglietto. È l’invito di un club di Barcellona. Il formato di un biglietto da visita. Sa di sole, di estate, di strade deserte alle 3 del pomeriggio, di paella accompagnata da buon vino e di un pomeriggio alla Barceloneta. Sa del momento più bello del nostro amore. Di follia e di bellezza. Di sole che filtra dalle finestre e illumina la tua pelle abbronzata e il mio desiderio. È stato il mio e il nostro libro, e la nostra storia. Pi riesce a salvarsi e Richard Parker ritrova la foresta, la sua vita. Ognuno è Pi, e tutti siamo RP. Ognuno ha una sua isola, e un suo oceano, e una vita da seguire che lo chiama. Non ci siamo persi e non lo faremo mai; ci siamo adorati e non smetteremo mai. Grazie Pi.

DE ONA DOMDA

Ciao, mia incredibile visione.

Ciao, mia confusa compagna.

Non  c'è più tempo per le emozioni dolci, per i tramonti.

Non c'è più tempo per i sussurri, per le parole dette solo a metà.

Ci ha rubato tutto una maturità crudele.

Ci ha tolto l'adolescenza delle canzoni, la stupidità delle lettere e l'innocenza degli sguardi.

Ci ha regalato un'agenda piena di appuntamenti, uno studio vuoto, una comoda sedia (ma era meglio il nostro soffice divano). Una piccola fessura per vedere il cielo, questo ci resta. Solo una fessura. E si deve fare a botte per vederci dentro.

Credimi, la nostalgia del nostro non parlarci pesava di meno di queste parole oscure, di questi luoghi comuni. E proprio nell'ora in cui il giorno ci saluta, proprio in quel momento, fuggono dalla sua tasca i nostri piccoli folletti della memoria. Fiori baudeleriani che si schiudono per somministrarci un po’ di quel piacevole soffrire.

Ma che sofferenza è mai questa, se tutto ciò che ho dietro mi spinge, mi soffoca.

Se tutto ciò che vedo altro non è che l'ombra di un sogno.

Conserva queste parole che ho rubato all'imbrunire. Conservale, amica mia. Sono per le tue sere.


...ho ricevuto un regalo. Un regalo insolito. È una cosa scritta da me anni fa (credo tanti), scritta per mia sorella. Una delle mie dimostrazioni di amore. Me l'ha rimandata oggi perchè la mettessi qui, e lei è una persona alla quale potrei difficilmente dire no. Specie se mi confessa di averlo sempre avuto con lei, nel portafogli, dovunque lei vada. Non ci sono commenti, e non si può spiegare. Sono i nostri anni insieme, la nostra storia, i nostri segreti, le nostre piccole stranezze e complicità. È il mio amore per lei, per tutto ciò che è per me. È pensare, sapere, adesso, che le anime gemelle si incontreranno, prima o poi, e il loro kaos genererà una stella danzante.

lunedì 21 aprile 2008

Una lunga giornata e ancora una lunga notte, e poi ancora e ancora e ancora...

Mille cose da fare e così mi ritrovo che è sempre l'una. In un modo o nell'altro riesco sempre a non fare quello che dovrei, e adesso... Adesso due giorni di solo lavoro e poi Palermo. Meglio. Nella foga il peso dell'incoscienza si alleggerisce e scivola via. Come se ne avessi bisogno, e non fossi già abbastanza incosciente da cosciente...
Sto delirando e non c'è una sola buona ragione per non spegnere la luce e chiudere gli occhi ma sto ancora facendo sedimentare la giornata, e tengo occupato il cervello scrivendo di nulla. Il vuoto cosmico. Il potere del vuoto. L'horror vacui...
Abbandono. Il sonno della ragione genera mostri, o strani post. In compenso la ragione del sonno può essere molto utile.
Game over.

venerdì 18 aprile 2008

Un giorno sarò costretto a scegliere se comunista o snob. Per ora navigo a vista...

Mi piacerebbe scrivere solo un paio di righe, ma so che poi mi lascerò trasportare, e non ho sonno, e domani sono finalmente libero, e...
Riassunto della giornata.
Chiacchierando con la Musa che mi propone di fondare una comune nella sua casa a Scopello e andarci a vivere tutti insieme. Idea geniale, accettata senza pensarci su! Come sarebbe bello...
Mi chiama The Metropolitan Hotel con il quale ho fatto un colloquio e mi offrono il lavoro. Minchia! E mo' che gli dico? E come faccio? E io me la faccio sotto dalla paura... Ok, aspetta, pensiamoci su un minuto. Ma che ci pensi a fare? Sono 3 settimane che ci penso. Accetto. Domani li chiamo e accetto. Poi vado al Wetbury e do le dimissioni. Brrrr.
Cenetta KFC con Vale e come al solito las cotorras colpiscono... Domani sera andiamo a una festa paurosa in un posto poshissimo e non so cosa mettermi! Improvviserò. Poi Sabato con fratello cognata e nipote, di sera il Cirque du Soleil... Domenica lavoro, lunedi lavoro, martedi lavoro fino alle 23, vado a casa preparo valigia dormo un'oretta, taxi bus aereo ---- Palermo! Puff! Pant! Sono già stanco prima ancora di cominciare ma sono una roccia e ce la farò!
Buonanotte
P.S.
Non ho mai risposto ai post fin qui ma non perchè me ne fotto. Solo che preferisco 'parlare' qui nella main page, e lasciare che i commenti siano un commento al post. Grazie per leggermi, per scrivere quello che pensate, e soprattutto per sopportarmi...

giovedì 17 aprile 2008

Cambio stile al blog ma non smetto di dar fiducia al mio oroscopo

Mi sembra migliore. Più rilassato, meno vecchio. Adesso mi sento più a mio agio anche a scrivere cazzate. Tipo il mio oroscopo di ieri, che vedete qua sotto. Già perchè il punto è che il londonpaper non sbaglia. Mai. E per chi non sapesse cos'è il londonpaper ... be', ma come fate a non saperlo? Dove vivete?
Ci sono 3 giornali gratuiti, a Londra, distribuiti per la strada specialmente fuori dalle stazioni della Metro (che a Londra si chiama Tube, ma questa è un'altra storia...), e sono: il Metro (che fantasia...), quello del mattino - il Lite, quello della sera stampato con inchiostro che non macchia le mani e il londonpaper, quell'altro della sera che è poi quello che leggo io. È un po' come una religione, un credo, una fede. Scegli uno o l'altro. Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei. Io ho scelto il londonpaper, che poi è quello più fighetto, meglio impaginato, con meno pubblicità e con meno stronzate. Insomma è quello radical-chic con quel tocco di modernità che non guasta.
Ora, si dà il caso che il londonpaper come gli altri abbia una pagina dell'oroscopo. E si dà di nuovo il caso che il sottoscritto, nei suoi primi giorni a Londra, operata la scelta di campo, sia incappato per caso nel suddetto oroscopo. Il quale, da bravo oroscopo, da quel momento in poi, non ha mai sbagliato un colpo. Mai. Non mi è chiaro come faccia, e non ha a che fare con il fatto che dica sempre belle cose, eppure l'oroscopo del londonpaper non sbaglia mai. Almeno per me. Che, detto per inciso, non credo negli oroscopi (come si fa a credere a un oroscopo?), e non so nemmeno cosa sia un segno zodiacale e odio quelli che ti chiedono di che segno sei e fanno una faccia stizzita se dici un segno che non va bene... Insomma nonostante le apparenze e le sostanze e tutto il resto, ho iniziato e non smetto. Evviva il londonpaper, ed evviva il suo oroscopo! Almeno finchè ci azzecca...

Sagittarius

You might feel like you're having to work far too hard at something that doesn't have any foreseeable rewards just now. but you'd be wrong. Rest assured that anything that's taking up energy on the sheer scale you've been going at it with, will reap benefits eventually. Even if it takes longer than you'd hoped.

mercoledì 16 aprile 2008

...reprise...

Non voglio farmi/vi del male, ma solo ringraziarvi. Per avere scritto quelle cose belle, ma soprattutto per aver condiviso con me quella stagione meravigliosa. Le cose cambiano, e le storie muoiono. Tutto arriva ad una fine, e quella che per il bruco è la fine del mondo per il resto del mondo è una farfalla, eppure... Mi manca. Edulcorata dal ricordo, abbellita dalla lontananza, spogliata adesso da tutte le brutture e le difficoltà. Mi manca. Pensare a quei giorni, a quei momenti... Ho nella mente così tante fotografie da poter quasi riviverli, adesso... Con Emiliano, in macchina, all'INPS, mentre fuori diluvia, a raccontarci vite. A Tonnarella, di notte, al telefono con Rossella mentre la luna rossa tramonta all'orizzonte. Con Richard Parker in riva al mare, lei con il naso al vento e io solo con i miei pensieri. La prima notte, in una casa umida sul fiume, leggere un vecchio diario di chissà chi trovato in un cassetto. In tre nel lettone, la fine del week end più lungo della mia vita... Sul tetto di casa con Andrea, vodka nei bicchieri, luna in cielo e tanta voglia di volare via. Ancora con Andrea, in macchina, verso chissà cosa, la radio a palla che canta Moonlight Shadow. Con David il giorno in cui piantammo il basilico, e con Ciccio e Massimo in veranda, parlare, bere, fumare, viaggiare... 
Di notte il rumore del mare si faceva più forte, in autunno. E alla foce del fiume la pioggia portava via la sabbia accumulata d'estate. In macchina c'era sempre un po' di sabbia, portata dal vento del deserto, e quel pomeriggio alla stazione sentii un Muezzin che invitava alla preghiera. In piedi, aspettare l'autobus che ti portava da me, e ancora in piedi guardarti partire e pensare che sarebbe stata l'ultima volta...
Ci ho passato varie vite, tante, e tutte le conservo gelosamente, le osservo, le studio. Alla fine del mondo, al sud del sud, dove non esiste legge, e dove le strade non portano a niente.

"Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel sud."

Ti scatterò una foto

Discutibile, certo. Insolito ma banale. Già sentito. Abusato, adolescenziale, melenso... Quante se ne possono dire? Quanti storcono e storceranno il naso? Fate pure. Io me ne frego. Io la ascolto, riascolto, e ancora, e ancora... Perchè ci ho pianto su. Perchè sono un adolescente, e perchè mi piace. Mi parla. Mi fa ricordare. Mi da emozioni, sensazioni... Io e Bambi, in macchina, al ritorno dal mare. Fuori dal finestrino il tramonto giallo e rosso dell'Africa, e dentro la macchina la radio, il volume a palla, e io, a squarciagola... Di giorno, di notte, in ogni momento, chiudere gli occhi sulla parola ritorno e piangere fuori, dentro, sognare ritorni su ritorni su ritorni, e immaginare addii, e sperare... E poi tornando a casa, ubriachi, la strada del ritorno cantando senza cura / le 2, le 3 / cantare cantare cantare fino a che non basta la voce, finchè non si bagnano gli occhi, giorno dopo giorno, notte dopo notte, i ricordi che muoiono uccisi dalla malinconia e noi cantiamo, e ridiamo, e ci teniamo abbracciati, tutti e tre... Perchè non è solo mio, il ricordo. Perchè l'ho condivisa con altri, e per tutti quelli con cui e per cui l'ho cantata. Perchè possa un giorno fare meno male...

martedì 15 aprile 2008

Temo sarò costretto a restare emigrante...


Non ce la faccio. Sono troppo stanco stanotte e non riesco. Sono stanco e depresso. Ancora una volta avrei voluto scrivere e scrivere e scrivere ma sono andato in stallo. L'Italia è di nuovo / ancora / sempre di più / di Berlusconi e mi fa schifo. Mi fa schifo il solo pensarci e mi fa schifo tutto ciò che ci sta intorno. Non ho la forza di dire di più, e non riesco a pensare a nulla. Mi sento derubato, depresso, e orribilmente lontano. Ho bisogno di dormire. Buonanotte.

domenica 13 aprile 2008

...ma come fa la gente a non guardare il cielo?


Chiacchiero con Francesco su MSN e iniziamo a parlare dei vecchi tempi. Di Mazara, e delle nostre estati. Dell'importanza di guardare il cielo, il mare, di respirare aria pura. Di una vita fatta di cose semplici.
Mi torna in mente quella che chiamo la mia vita precedente. La mia casa, il mare, gli amici, il vento dalla finestra della camera da letto ad agitare le tende e portare fino a me il rumore delle onde... Quanto tempo è passato? Dov'è quella luce? Quel caldo soffocante, e quella sensazione di avere il mondo fra le mani. Le innumerevoli passeggiate con Richard Parker, le sere con Andrea e Roberta, tantissimo Pastis e quel disco eternamente su...
Ricordavamo quella volta al mare, in un posto difficile da raggiungere, nascosto, arrampicarsi tra gli scogli e tuffarsi felici.
E le cene al Cozzaro, il caffè a Torretta, Pozzitello e i suoi surfisti, l'Approdo dei Saraceni e ballare fino a notte fonda a piedi nudi sulla sabbia. La mia casa in riva al mare, i mondiali in tv e la folla in piazza, zio Tanino, Ciolla, Profitterol...

venerdì 11 aprile 2008

Grazie capo!


Il 23 vado a Palermo, ed è una notizia sensazionale! Quel genio di Luca, my boss, mi da 3 giorni liberi e io volo via verso casa. Mi è mancata tanto negli ultimi tempi, così vado. A tuffarmi nel caldo, farmi coccolare dagli amici, raccogliere un po' di roba mia e riempirmi la mente di mare. E anche, già che ci siamo, a fare una piccola pazzia. O forse più d'una. Chissà...
Il risultato è che non riesco a togliermi questo sorriso ebete dalla faccia, e so che questi dieci giorni che mancano alla partenza saranno luuuuunghi lunghi lunghi. Interminabili.
Intanto, però, ho ri-acquisito un certo disco di Piazzolla che non sentivo da una certa estate palermitana in cui, e adesso mi ci sto perdendo... L'attacco di questa versione di Adios Nonino è fra le cose più struggenti e sensuali insieme che esista nel creato, con il suo pianoforte a introdurre, e un violino struggente in crescendo, e quell'esplosione di bandoneon a inseguire scale cromatiche su su su...
Palermo, arrivo!

mercoledì 9 aprile 2008

E in tutto questo, la mia cena è stata un pacchetto di patatine e una birra...

Ieri notte volevo scrivere di politica. Volevo scrivere quanto schifo mi faccia guardare il mio paese da qui. Quanto mi sento impotente e vuoto di fronte a tutto ciò che accade, e vigliacco a volte nell'aver girato le spalle ed aver pensato solo al mio di futuro. Poi mi sono interrotto, e allora tutto ciò che sono riuscito a fare è stato scrivere il testo di questa canzone, di questo vecchio indimenticabile numero di Dylan Dog che per qualche oscura ragione ancora so a memoria.
L'ho postato perchè per qualche strano corto circuito spazio temporale qualcuno mi ha fatto ripensare a quella storia, e a quella poesia. Ai tre puntini di sospensione, e a quanto sia bello ridere di niente, per niente...
L'ho postato perchè mi sono ricordato come ci si sente da adolescenti, quando tutto è importante, e quando le sensazioni passano sul tuo corpo e attraversano la mente senza filtri, violente, inarrestabili. Quando tutto, anche le cose più semplici, sono passione, e sofferenza, e ogni ostacolo è insormontabile, difficile, duro.
Stasera non è cambiato molto, e Dylan Dog con il suo Lungo Addio la fa da padrone così adesso di norma dovrei rimandare al post di ieri, e andare a nanna. Ma siccome non ho sonno (te l'avevo detto, io, di non bere il te, che poi non dormi...) scrivo. E scrivo, pensate un po', di un braccialetto. Di un minchionissimo braccialetto portafortuna brasiliano e di quanto, a volte, la vita sia strana. Che poi è una riflessione quotidiana che mi piace fare sui dadi tirati a caso dal signore barbuto che vive in cielo (io lo immagino ancora così!), e sul fatto che le coincidenze non esistono, o meglio esistono ma non sono per nulla casuali.
Ora si da il caso che io quel braccialetto lo porti al polso da 3 anni, e che stia lì da un giorno d'estate in spiaggia a S. Vito Lo Capo, uno di quei giorni che non ti scordi facilmente e che ti brucia dentro per un migliaio di anni ancora quando ci pensi... La felicità non è un braccialetto, e un filo di cotone intrecciato che si rompe può davvero essere considerato un simbolo? Chissà. Fatto sta che nella sera fatidica della rottura del braccialetto mi sono ritrovato impelagato/invischiato/coinvolto/avvolto in una spirale di webcam, telefoni, una pista di programmi di chat per Mac e... mi sono bloccato! 1+1 fa ancora 2 o sto semplificando?
Non lo so. Non lo so e non posso saperlo, ma chissà perchè mi è venuta una voglia di andare a Palermo...

...


E lunghe ore a ingannarci così
a dire lui e lei, sempre gli altri
e i palliativi sono sempre tanti
per non ammettere che siamo qui
e Charlie Brown e Mafalda e la scuola
storie un po' vere a volte inventate
nei pomeriggi d'inverno e d'estate
di strani voli su una parola.
 
Quando cantavo Plaisir d'amour
tu mi guardavi e ridevi più forte
non lo capivi che ti facevo la corte
o forse capivi e la furba eri tu
e mi hai sospeso su un filo di lana
e mi ci terrai ancora per molto
giovane amore, fiore non colto
o forse si, ma da un'altra mano.
 
E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene
a volte credo di esserne certo
a volte invece sembra tutto uno scherzo
fuggono gli occhi come falene
amica mia sorella speranza
quello che vuoi io non ti dirò
quello che voglio non sentirò
quello che c'è dietro l'indifferenza.
 
E tutto è morto e tutto è ancor vivo
e solamente tutto è cambiato
quello che provo l'ho sempre provato
e credo ancora in ciò in cui credevo
e il fiocco nero è l'unica cosa
che mi è rimasta con la malinconia
ma insieme a questa stanca anarchia
vorrei anche te, amica mia.
 
Ma dimmi tu non è meglio così?
Immaginare ed illudersi sempre
qui ad aspettare qualcosa o niente
qui ad aspettare un no o un si
che in ogni caso sarebbero fine
di tutto questo che almeno è un ricordo
così studiato giorno per giorno
fatto di tanti cristalli di brina. 

lunedì 7 aprile 2008

Considero valore

Considero valore ogni forma di vita,

la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finchè dura il pasto,

un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,

due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,

e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo,

accorrere a un grido,

chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,

qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo,

la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare

e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

 

 

           Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)


http://www.youtube.com/watch?v=1y-BC1uJxUc

domenica 6 aprile 2008

Se il mio canto sei tu

Condividere la propria musica è come condividere una parte di anima, i pensieri, le sensazioni, le emozioni di un momento o di una vita. Senza spiegazioni o perchè. Semplicemente ascoltando le stesse note, nello stesso momento.

Al parco? Un bel giorno di primavera!



...ecco, questa è l'immagine che ho visto questa mattina dalla mia finestra. Appena sveglio. Senza parole...

venerdì 4 aprile 2008

"Se una mattina ti svegli e non vedi più il sole, o sei morto o sei il sole"


Ho passato 3 ore accasciato su un tavolino di legno, fuori da un club. Ebete e immobile, sordo ai milioni di persone voci odori colori intorno. Il tavolino come zattera per cercare di non naufragare dentro una notte troppo lunga e dentro il mare di vodka che devo aver quasi inconsciamente bevuto. Mi hanno portato il giubbotto, mi hanno coperto, mi hanno dato dell'acqua. Quella ragazza spagnola, simpatica, mi ha bagnato il collo la fronte e le tempie con dell'acqua fresca. Proprio come mia mamma. Qualcuno mi ha offerto una mezza pasticca. In questo mondo, ognuno da per quello che può... Alla fine, siamo riusciti a muoverci. Siamo saliti su un taxi e scesi 200 metri dopo. Ho vomitato per strada e mi hanno portato a casa di qualcuno dove tutti e tre, io il mio amico e la ragazza spagnola, abbiamo diviso un letto matrimoniale. Ho vomitato per terra. Mi hanno rialzato e mi hanno messo a dormire. Credo che loro abbiano persino amoreggiato, nel frattempo. Mi sono svegliato alle 10 del mattino, sudato e sconvolto. Intorno agli occhi le vene erano esplose in un trionfo di puntini rossi. Dalla finestra entravano rumori di città, e sole, e caldo. Mi sono rivestito piano, e sono andato via. Fuori c'è una giornata di primavera. Il sole è alto, fa caldo, la città vive la sua routine come sempre, in eterno movimento. Io cammino verso casa ascoltando You oughta know di Alanis Morissette in cuffia, e sorrido. Sono felice. Sono ancora vivo. Respiro. Sono ancora qui. Non c'è nulla che possa uccidermi e sono il padrone della mia vita. La primavera, finalmente, è qui.

giovedì 3 aprile 2008

235

Una donna orientale entra in Hotel. Ha l'aspetto di una donna semplice. La accompagna un ragazzino vestito da college, silenzioso. La donna parla con il Concierge, che viene da me subito dopo. Mi mostra un vecchio portachiavi dell'Hotel con un numero di camera scritto sopra, e mi spiega. La donna è stata in Hotel anni prima, con il marito, e sono stati in quella stanza. Adesso che il marito è morto e il figlio è cresciuto, la donna vorrebbe rivedere la stanza, e mostrarla al figlio. Così verifico che la stanza sia libera, e mi offro di accompagnarli su. Mentre camminiamo spiego che l'Hotel è stato di recente interamente ristrutturato, e che probabilmente nulla o poco nella stanza corrisponderà a come lo ricorda. La donna non se ne cura, mi sorride, ed entriamo. Accendo la luce, le mostro la stanza. Non è molto grande, è una camera standard con un letto matrimoniale e un piccolo bagno, ma ho la sensazione di averle aperto una porta verso il paradiso. La donna ha gli occhi lucidi. Il figlio, silenzioso, tiene la testa bassa, e non parla. Scambiano alcune parole in una lingua che non conosco, e alla fine la signora mi chiede se può scattare una foto. Scatta la foto velocemente, mi ringrazia, e andiamo via. Camminando lungo il corridoio mi spiega, in un inglese incerto, che si trova spesso a passare da Londra, ma che sta sempre in altri alberghi, pur ricordando questo. A volte passo qui davanti e mi fermo, mi spiega sorridendo, ma non ho mai avuto il coraggio di entrare. Lo fa per il figlio, o per superare la violenza di un ricordo che brucia. Li accompagno al bar, dove si siedono a bere un tè. La signora mi ringrazia, e mi da persino una mancia. Poi mi chiede del Concierge. La accompagno da lui, lo saluta e lo ringrazia, e da una mancia anche a lui.
Abbiamo aiutato il suo ricordo ad emergere. Lo abbiamo ucciso nella normalità di una nuova stanza, di un nuovo Hotel, di altri odori e colori. Siamo stati i suoi complici nella rimozione di un dolore e adesso ci ringrazia.
Sono cose come queste, spesso, a mutare il corso della mia giornata.

martedì 1 aprile 2008

Camden shopping


Amo questa citta'. Amo prendere un caffè nel Caffe' Nero di Camden Town aspettando Valeria che, incredibile ma vero, ritarda. Amerò il girovagare per il mercato, folle ricettacolo di stranezze, ridere per la nostra incapacita' di trattenerci nelle spese, per quella meravigliosa capacita' di Valeria di eccitarsi per gli oggetti più disparati. Ancora una volta riuscirò a cancellare una tristezza, un dolore; riuscirò ad allentare un po' la morsa del pianto che mi ha preso un attimo fa. A volte penso che ho sbagliato tutto. Che fuggire non basta. Che bisognerebbe farlo nudi, vuoti, bruciare dietro di se' tutto: gli oggetti, la musica (la musica!), i libri, i vestiti, gli anelli, perfino le penne, le matite, gli apribottiglie, le marche di moda, le strade, le macchine. Non ho speranze. Non si può bruciare un ricordo o combatterlo. Non si può dare un nuovo senso ad ogni attimo della propria vita. Si deve accettare, convivere, usare come scudo, aggiungere al bagaglio e andare avanti. A testa alta. Con passi lunghi e distesi. Grazie Andrea per quella notte d'estate, per tutte quelle notti d'estate, e per questa frase che ritorna adesso. Passi lunghi e distesi. Sguardo dritto e passi lunghi e distesi. Ci sto provando amico mio, ci sto provando. Sarai fiero di me.

A mio padre

A mio padre ho detto, e ovviamente molti avranno pensato che è banalissimo. Magari sì. Magari invece no. Magari è banalmente bello, e magari è banalmente così. In ogni caso, questa è la mia dedica.

 

perchè

...e già che normalmente si inizia sempre con un perchè. Con un'introduzione, con una spiegazione, con un minimo di premessa. Io non ce l'ho un perchè. O almeno non una premessa strutturata, articolata, precisa... Avevo voglia di parlare un po'. Ho voglia di raccontare, di raccontarmi. Di mettere da qualche parte tutto quello che mi passa per la testa: pensieri, ricordi, favole, storie, foto... Ho voglia di condividerle con il mondo ... va be', con un po' di persone. Con i miei amici, se non altro. Tutti insieme. Sarà, ho pensato, come stare un po' sempre tutti insieme. Sapere sempre quello che ognuno pensa, scambiarsi opinioni, idee, ricette di cucina...
Adesso magari esagero ma insomma questa è l'idea. Così, il primo post è un'introduzione, una presentazione, e come tutti i libri che si rispettano (ma questo non è un libro - va bene ma è come se lo fosse) non si inizia senza una dedica.

A mio padre