mercoledì 30 aprile 2008
Relaxing day
martedì 29 aprile 2008
Pi

Ho portato da casa solo due libri, stavolta. Uno è il libro dei libri, la bibbia della mia conoscenza adulta e sintesi dei milioni di significati che ha il mondo moderno. Il pendolo di Foucault. La data sulla prima pagina dice 2003. Non pensavo di aver fatto passare così tante lune dalla prima volta in cui l’ho letto ad oggi, ma adesso credo di poterlo annoverare fra le mie più longeve storie d’amore.
L’altro è un libricino piccolo, rilegato ma comprato in edizione economica. Quando lo comprai aveva la sopracopertina, prontamente distrutta come da abitudine millenaria. Le odio le sopracopertine. Sono una mistificazione inutile buona solo a sfuggire da tutti i lati e piegarsi dappertutto mentre cerchi di leggere disteso acrobaticamente a letto. Il libro è Vita di Pi, di Yann Martel. Credo sia diventato un bestseller adesso, e ne sono felice. Quando lo comprai, questo nel 2005, era un libriccino sperduto in una selva di gialli di poco conto e classicissimi a prezzi ridicoli. Non che l’abbia scoperto io, questo è un fatto. Me ne aveva parlato mio fratello, qualche mese prima, proprio qui a Londra. Proprio in uno dei nostri due viaggi a Londra. Su un ponte su una ferrovia, fra West Hampstead e il Sainsbury’s di Finchley Road, ascoltavo incuriosito la storia di Piscine Molitor Patel. Mi aveva lasciato qualcosa, e la naturale conseguenza fu, ovviamente, comprare il libro.
Comprare libri è un’esperienza in sè, al di là dell’effettiva volontà di leggerli. È un esercizio di pensiero, di volontà, un’ipoteca sul futuro, un innamoramento reciproco che dura lo spazio di pochi secondi. Sono tutte storie d’amore, da consumare subito (la stessa notte, fino alle 5, e poi l’indomani sentirsi vuoto) o dopo anni, nel momento giusto.
Pi fu una storia d’amore vera e propria. Iniziata con una ‘presentazione’, e continuata adagio, con cautela. Poi sempre più vicini, e sempre più uno dell’altro, fino alla possessione totale. Non avrei mai potuto prevedere, persino mentre lo leggevo e me ne innamoravo, che un giorno sarei stato io stesso Pi, naufrago nell’oceano di una qualunque possibile vita, e che avrei mai avuto un Richard Parker a cui affezionarmi. Eppure così fu.
Adesso lo sfoglio, e nel mezzo trovo un biglietto. È l’invito di un club di Barcellona. Il formato di un biglietto da visita. Sa di sole, di estate, di strade deserte alle 3 del pomeriggio, di paella accompagnata da buon vino e di un pomeriggio alla Barceloneta. Sa del momento più bello del nostro amore. Di follia e di bellezza. Di sole che filtra dalle finestre e illumina la tua pelle abbronzata e il mio desiderio. È stato il mio e il nostro libro, e la nostra storia. Pi riesce a salvarsi e Richard Parker ritrova la foresta, la sua vita. Ognuno è Pi, e tutti siamo RP. Ognuno ha una sua isola, e un suo oceano, e una vita da seguire che lo chiama. Non ci siamo persi e non lo faremo mai; ci siamo adorati e non smetteremo mai. Grazie Pi.
DE ONA DOMDA
Ciao, mia incredibile visione.
Ciao, mia confusa compagna.
Non c'è più tempo per le emozioni dolci, per i tramonti.
Non c'è più tempo per i sussurri, per le parole dette solo a metà.
Ci ha rubato tutto una maturità crudele.
Ci ha tolto l'adolescenza delle canzoni, la stupidità delle lettere e l'innocenza degli sguardi.
Ci ha regalato un'agenda piena di appuntamenti, uno studio vuoto, una comoda sedia
Credimi, la nostalgia del nostro non parlarci pesava di meno di queste parole oscure, di questi luoghi comuni. E proprio nell'ora in cui il giorno ci saluta, proprio in quel momento, fuggono dalla sua tasca i nostri piccoli folletti della memoria. Fiori baudeleriani che si schiudono per somministrarci un po’ di quel piacevole soffrire.
Ma che sofferenza è mai questa, se tutto ciò che ho dietro mi spinge, mi soffoca.
Se tutto ciò che vedo altro non è che l'ombra di un sogno.
Conserva queste parole che ho rubato all'imbrunire. Conservale, amica mia. Sono per le tue sere.
...ho ricevuto un regalo. Un regalo insolito. È una cosa scritta da me anni fa (credo tanti), scritta per mia sorella. Una delle mie dimostrazioni di amore. Me l'ha rimandata oggi perchè la mettessi qui, e lei è una persona alla quale potrei difficilmente dire no. Specie se mi confessa di averlo sempre avuto con lei, nel portafogli, dovunque lei vada. Non ci sono commenti, e non si può spiegare. Sono i nostri anni insieme, la nostra storia, i nostri segreti, le nostre piccole stranezze e complicità. È il mio amore per lei, per tutto ciò che è per me. È pensare, sapere, adesso, che le anime gemelle si incontreranno, prima o poi, e il loro kaos genererà una stella danzante.
lunedì 21 aprile 2008
Una lunga giornata e ancora una lunga notte, e poi ancora e ancora e ancora...
venerdì 18 aprile 2008
Un giorno sarò costretto a scegliere se comunista o snob. Per ora navigo a vista...
giovedì 17 aprile 2008
Cambio stile al blog ma non smetto di dar fiducia al mio oroscopo
Sagittarius
mercoledì 16 aprile 2008
...reprise...
Ti scatterò una foto
Discutibile, certo. Insolito ma banale. Già sentito. Abusato, adolescenziale, melenso... Quante se ne possono dire? Quanti storcono e storceranno il naso? Fate pure. Io me ne frego. Io la ascolto, riascolto, e ancora, e ancora... Perchè ci ho pianto su. Perchè sono un adolescente, e perchè mi piace. Mi parla. Mi fa ricordare. Mi da emozioni, sensazioni... Io e Bambi, in macchina, al ritorno dal mare. Fuori dal finestrino il tramonto giallo e rosso dell'Africa, e dentro la macchina la radio, il volume a palla, e io, a squarciagola... Di giorno, di notte, in ogni momento, chiudere gli occhi sulla parola ritorno e piangere fuori, dentro, sognare ritorni su ritorni su ritorni, e immaginare addii, e sperare... E poi tornando a casa, ubriachi, la strada del ritorno cantando senza cura / le 2, le 3 / cantare cantare cantare fino a che non basta la voce, finchè non si bagnano gli occhi, giorno dopo giorno, notte dopo notte, i ricordi che muoiono uccisi dalla malinconia e noi cantiamo, e ridiamo, e ci teniamo abbracciati, tutti e tre... Perchè non è solo mio, il ricordo. Perchè l'ho condivisa con altri, e per tutti quelli con cui e per cui l'ho cantata. Perchè possa un giorno fare meno male...
martedì 15 aprile 2008
Temo sarò costretto a restare emigrante...

Non ce la faccio. Sono troppo stanco stanotte e non riesco. Sono stanco e depresso. Ancora una volta avrei voluto scrivere e scrivere e scrivere ma sono andato in stallo. L'Italia è di nuovo / ancora / sempre di più / di Berlusconi e mi fa schifo. Mi fa schifo il solo pensarci e mi fa schifo tutto ciò che ci sta intorno. Non ho la forza di dire di più, e non riesco a pensare a nulla. Mi sento derubato, depresso, e orribilmente lontano. Ho bisogno di dormire. Buonanotte.
domenica 13 aprile 2008
...ma come fa la gente a non guardare il cielo?

Chiacchiero con Francesco su MSN e iniziamo a parlare dei vecchi tempi. Di Mazara, e delle nostre estati. Dell'importanza di guardare il cielo, il mare, di respirare aria pura. Di una vita fatta di cose semplici.
venerdì 11 aprile 2008
Grazie capo!
Il 23 vado a Palermo, ed è una notizia sensazionale! Quel genio di Luca, my boss, mi da 3 giorni liberi e io volo via verso casa. Mi è mancata tanto negli ultimi tempi, così vado. A tuffarmi nel caldo, farmi coccolare dagli amici, raccogliere un po' di roba mia e riempirmi la mente di mare. E anche, già che ci siamo, a fare una piccola pazzia. O forse più d'una. Chissà...
mercoledì 9 aprile 2008
E in tutto questo, la mia cena è stata un pacchetto di patatine e una birra...
...

e i palliativi sono sempre tanti
per non ammettere che siamo qui
e Charlie Brown e Mafalda e la scuola
storie un po' vere a volte inventate
nei pomeriggi d'inverno e d'estate
di strani voli su una parola.
tu mi guardavi e ridevi più forte
non lo capivi che ti facevo la corte
o forse capivi e la furba eri tu
e mi hai sospeso su un filo di lana
e mi ci terrai ancora per molto
giovane amore, fiore non colto
o forse si, ma da un'altra mano.
a volte credo di esserne certo
a volte invece sembra tutto uno scherzo
fuggono gli occhi come falene
amica mia sorella speranza
quello che vuoi io non ti dirò
quello che voglio non sentirò
quello che c'è dietro l'indifferenza.
e solamente tutto è cambiato
quello che provo l'ho sempre provato
e credo ancora in ciò in cui credevo
e il fiocco nero è l'unica cosa
che mi è rimasta con la malinconia
ma insieme a questa stanca anarchia
vorrei anche te, amica mia.
Immaginare ed illudersi sempre
qui ad aspettare qualcosa o niente
qui ad aspettare un no o un si
che in ogni caso sarebbero fine
di tutto questo che almeno è un ricordo
così studiato giorno per giorno
fatto di tanti cristalli di brina.
lunedì 7 aprile 2008
Considero valore
Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente,
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord,
qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri de Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi (2002)
http://www.youtube.com/watch?v=1y-BC1uJxUc
domenica 6 aprile 2008
Se il mio canto sei tu
Condividere la propria musica è come condividere una parte di anima, i pensieri, le sensazioni, le emozioni di un momento o di una vita. Senza spiegazioni o perchè. Semplicemente ascoltando le stesse note, nello stesso momento.
Al parco? Un bel giorno di primavera!
venerdì 4 aprile 2008
"Se una mattina ti svegli e non vedi più il sole, o sei morto o sei il sole"

Ho passato 3 ore accasciato su un tavolino di legno, fuori da un club. Ebete e immobile, sordo ai milioni di persone voci odori colori intorno. Il tavolino come zattera per cercare di non naufragare dentro una notte troppo lunga e dentro il mare di vodka che devo aver quasi inconsciamente bevuto. Mi hanno portato il giubbotto, mi hanno coperto, mi hanno dato dell'acqua. Quella ragazza spagnola, simpatica, mi ha bagnato il collo la fronte e le tempie con dell'acqua fresca. Proprio come mia mamma. Qualcuno mi ha offerto una mezza pasticca. In questo mondo, ognuno da per quello che può... Alla fine, siamo riusciti a muoverci. Siamo saliti su un taxi e scesi 200 metri dopo. Ho vomitato per strada e mi hanno portato a casa di qualcuno dove tutti e tre, io il mio amico e la ragazza spagnola, abbiamo diviso un letto matrimoniale. Ho vomitato per terra. Mi hanno rialzato e mi hanno messo a dormire. Credo che loro abbiano persino amoreggiato, nel frattempo. Mi sono svegliato alle 10 del mattino, sudato e sconvolto. Intorno agli occhi le vene erano esplose in un trionfo di puntini rossi. Dalla finestra entravano rumori di città, e sole, e caldo. Mi sono rivestito piano, e sono andato via. Fuori c'è una giornata di primavera. Il sole è alto, fa caldo, la città vive la sua routine come sempre, in eterno movimento. Io cammino verso casa ascoltando You oughta know di Alanis Morissette in cuffia, e sorrido. Sono felice. Sono ancora vivo. Respiro. Sono ancora qui. Non c'è nulla che possa uccidermi e sono il padrone della mia vita. La primavera, finalmente, è qui.
giovedì 3 aprile 2008
235
martedì 1 aprile 2008
Camden shopping
Amo questa citta'. Amo prendere un caffè nel Caffe' Nero di Camden Town aspettando Valeria che, incredibile ma vero, ritarda. Amerò il girovagare per il mercato, folle ricettacolo di stranezze, ridere per la nostra incapacita' di trattenerci nelle spese, per quella meravigliosa capacita' di Valeria di eccitarsi per gli oggetti più disparati. Ancora una volta riuscirò a cancellare una tristezza, un dolore; riuscirò ad allentare un po' la morsa del pianto che mi ha preso un attimo fa. A volte penso che ho sbagliato tutto. Che fuggire non basta. Che bisognerebbe farlo nudi, vuoti, bruciare dietro di se' tutto: gli oggetti, la musica (la musica!), i libri, i vestiti, gli anelli, perfino le penne, le matite, gli apribottiglie, le marche di moda, le strade, le macchine. Non ho speranze. Non si può bruciare un ricordo o combatterlo. Non si può dare un nuovo senso ad ogni attimo della propria vita. Si deve accettare, convivere, usare come scudo, aggiungere al bagaglio e andare avanti. A testa alta. Con passi lunghi e distesi. Grazie Andrea per quella notte d'estate, per tutte quelle notti d'estate, e per questa frase che ritorna adesso. Passi lunghi e distesi. Sguardo dritto e passi lunghi e distesi. Ci sto provando amico mio, ci sto provando. Sarai fiero di me.