
Il mondo moderno è meraviglioso. Si può stare in tutti i luoghi e in nessuno, e tutto, o quasi, è alla nostra portata. Ascolti da Londra la radio italiana e sul tuo portatile guardi la conferenza finale di Bush in diretta; su youtube trovi il video della contestata prima alla Scala e leggi, se vuoi, i giornali di tutto il mondo senza uscire da casa. Io però, ultimamente, mi sono un po' estraniato. Affaccendato in ogni altro genere di faccende, ho chiuso la porta alle notizie dal mondo salvo qualche sporadica soffiata sull'ennesima vergogna italiana. Poi ho scoperto che posso scaricare uno dei miei programmi radiofonici preferiti in podcast sull'iPhone, e ieri stavo seduto comodamente (si fa per dire) in metro ascoltando Caterpillar in cuffia.
Così ho scoperto che Israele sta bombardando Gaza. Che lo sta facendo pesantemente. E che muoiono centinaia di persone, ogni giorno, da 18 giorni. Che morivano mentre io traslocavo, mentre compravo uno scolapasta bianco smaltato da Ikea, mentre decidevo se spendere o meno £18,50 in una Moleskine rossa, e mentre protestavo con Virgin Media per il ritardo nell'installazione della tv via cavo.
Non sono più un bambino, e non mi meraviglio più tanto facilmente. Ma non sono un cinico, e soffro per il prossimo. Soffro per le bombe, e per la violenza. Per la cattiveria, e per i soprusi. Così ho sofferto mentre andavo a lavoro, e ho pensato tanto, e mi sono incazzato, e ho capito.
I nostri padri manifestavano contro la guerra. Andavano in piazza per l'invasione della Cecoslovacchia, solidarizzavano con la Cina, con la Corea, si picchiavano gli uni con gli altri, neri contro rossi, pro contro contro, celerini contro tutti. Occupavano le fabbriche, o bruciavano le auto. Qualcuno sparava, e qualcuno lanciava molotov, o sassi. Sono finiti tutti in banca, stanchi di sognare e disillusi o comprati dal potere. A noi hanno lasciato in eredità il mito di un epoca, e la disillusione. Non lottiamo, non crediamo, non ci incazziamo. Solidarizziamo ancora, e a volte scendiamo in piazza. Ma alla fine siamo tutti convinti che non ci sarà un futuro migliore, e che le cose siano più complesse che rosse o nere. Comprando i nostri padri, hanno comprato anche noi. O voi. Io, con il vostro permesso, sono incazzato rosso.
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