
Ultimamente è tutto un gran rimestare di matrimoni, anelli, bambini e amenità simili. Dicono sia l'età. L'orologio biologico, l'essere 'cresciuti' e il 'desiderio di stabilità'.
Io non so se siano tutte balle, o se non lo capisco perchè sono altrove. Forse entrambe. Quello che so è che sono stato invitato a tre matrimoni nel 2009, e aspetto la nascita di mia 'nipote' Matilde ad Aprile, e che metà delle mie ferie andranno via così. Con piacere, ma forse con, ogni volta, un maggior numero di dubbi e domande in testa.
Forse dovrei smetterla di viaggiare in direzione ostinata e contraria e odiare i riti sociali privi di sentire, o forse devo arrendermi all'idea che il mondo è diverso, e che nella diversità è il sale della vita.
Eppure non riesco a non chiedermi: quando abbiamo smesso di sognare e siamo diventati animali 'sociali'? Quando abbiamo rinunciato al principe azzurro e abbiamo iniziato a pensare che un vestito bianco e delle bomboniere d'argento potessero essere fondamentali per la nostra vita? Insomma: quando siamo 'cresciuti'?
Discuto con un'amica giovane e innamorata, che non riesce a togliersi dalla testa il ragazzo che l'ha fatta sognare ed ha poi mandato in frantumi tutto non portandola via sul suo cavallo bianco. È ossessionata da lui, disperata per non poterlo avere, e affranta nel constatare che la favola non esiste. La consolo, e cerco di spiegarle che la favola non esiste, almeno non in questo caso. Vorrei iniziasse a considerarsi una donna, degna di attenzioni e oggetto di desiderio, e che anteponesse un po' più sè stessa agli altri. Cerco di riportarla alla realtà, e tutto ciò che vorrei è che lasciasse andare quel sogno che so impossibile per tuffarsi in quello, possibile, della vita, della gioia dell'amare ed essere amati, del sentimento egoista sublime che appaga quando corrisposto e si nutre di sè.
Eppure non riesco a non pensare che forse sto soltanto diventando cinico, e che ho dimenticato la passione fine a sè stessa, e la bellezza quasi masochista dello struggersi per l'amore impossibile. Sono cresciuto e credo nelle relazioni, in quelle vere, credo nell'amore che si realizza giorno dopo giorno, ho fiducia nella donna con cui divido il letto e vedo me stesso migliore ora che parlo di 'noi'. Non credo nel matrimonio come valore in sè, e non credo nell'impossibilità dell'uomo di separare ciò che Dio ha unito. Ma quando tutto questo è iniziato? E cosa ho perso crescendo?
La mia amica mi vuole bene, ed è forte. Uscirà da questa storia ed avrà amore in abbondanza, un giorno. Lo merita, e lo sappiamo entrambi. Magari si sposerà, ed avrà figli, e io sarò invitato al suo matrimonio. Speriamo non quest'anno. Vorrei fare qualche giorno al mare...
Vorrei scrivere tante cose...ma come al solito i miei pensieri sono una fitta trama intricata... E' un po' che non leggevo il tuo blog...oggi l'ho fatto, una delle mie solite coincidenze? Non credo...Più che al principe azzurro ho creduto alle parole di una persona in cui riponevo la massima fiducia e credo che l'incontro con lui mi abbia fatto crescere molto. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, avrei sfidato il mondo intero...e la cosa assurda è che lui ha avuto paura proprio della mia determinazione. Non credo che mi sposerò, ma non perchè non troverò nessuno, solo perchè anch'io la pensp un po' come te riguardo al matrimonio...e poi non vorrei rubarti qualche giorno di mare :-).
RispondiEliminaTi voglio bene,
Bambi
Ma quale principe azzurro???
RispondiEliminae poi l'azurro è così triste su un uomo...
L'amore non è (solo) metafisico. Si sente nel proprio corpo il cambiamento, il brivido sulla pelle, le farfalle nello stomaco, il sorriso da ebete stampato in faccia. E in tutto questo Dio non c'èntra proprio nulla.
Sono d'accordo con te sull'amore da vivere perchè penso che sia terreno, tangibile, da assaporare.
io credo che crescere non voglia dire necesariamente smettere di sognare.
RispondiEliminasognare aiuta a vivere,ad andare avanti,l'importante è non scambiare il sogno per la realtà.
Il giorno in cui non saremo più capaci di sognare non saremo "cresciuti" saremo "morti".