Jeans a zampa strappati in fondo, maglietta nera di Praga, felpa blu Nike con cappuccio. Borsa marrone Spalding & Bros. e scarpe da ginnastica nere. Più sportivo non saprei nemmeno fare... Però comodo. La Jubilee Line funziona benissimo, è sempre rapida e raramente aspetto più di 3 minuti. A bordo c'è la solita varietà: una ragazza con i sandali ai piedi e in mano un paio di ALDO tacco 12 stiletto, un uomo in giacca con un anello per ogni dito, un bracciale d'oro, e un paio di piercing sparsi qua e là (è alto quasi due metri), uno ubriaco dalla sera prima, vari seduti che dormono, innumerevoli METRO aperti sulle pagine dello sport, un SUN con le solite tette in copertina, un ubriaco fresco di stamattina, studenti allegri, businessman eternamente incapaci di accoppiare camicia e cravatta e una donna con un meraviglioso impermeabile beige. 25 minuti e un po' di musica italiana dopo siamo a Green Park. Due scale mobili, una barriera e due rampe di scale dopo sono all'aria aperta. Respiro. L'ultimo pezzo me lo faccio con Baglioni. Ho sognato per tutta la notte storie strane di ex storiche che mi perseguitano, e 'ste nuvole grigie che si rincorrono non aiutano a chiarirmi le idee. Procedo a testa bassa verso il lavoro: come a nascondino, la mia scheda nel lettore all'ingresso sarà la mia salvezza nei confronti del mondo esterno. Lì, il padrone sono io. In quel mondo, le cose girano diversamente. So quasi sempre dove mettere le mani, e tutti sanno cosa fare e quando. I clienti sono contenti, e io anche di più. Mi butto a capofitto nella mia giornata, email dopo email, issue dopo issue, giù fino alla pausa pranzo, e avanti avanti, avanti... Quando alle 17.30 faccio il check in a Ivan Drago la mia giornata mi sembra non sia mai nemmeno esistita. Non ricordo nemmeno di essere mai stato nervoso, o irritato. Tornando giù in ascensore mi osservo nel mio Armani e mi sento figo. Non puoi distruggermi. Non puoi nemmeno ferirmi, o scalfirmi, o spostarmi di un soffio. Il mio cervello vaga, corre, piange, traballa, ma non mi muovi più. Non mi muove più nessuno. Sono una diga, un muro, un albero. La spada nella roccia. La mia stessa certezza. Ti ho lasciata guardare dentro, e se non sai che fartene non hai che dirlo. Io sono qui. Sono sempre stato, e sarò ancora. Ho chiuso conti più difficili, e affrontato momenti più duri. Non cedo, non cedo, non cedo...
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Vorrei vederti nella tua divisa di Armani...e vorrei vedere la tua faccia soddisfatta quando ti guardi allo specchio. Non so a chi parli e forse nemmeno cosa provi, ma continua per la tua strada perchè tu esisti, a prescindere da tutto e da tutti. E se veramente hai dato la possibilità a quella persona di guardarti dentro e lei non sa che farsene di tutto ciò, forse allora non ha guardato così attentamente.
RispondiEliminaUn abbraccio,
Bambi
...non dire che non ti ho invitata... sei grande! e io ti voglio bene...
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