lunedì 5 ottobre 2009

TRASLOCO!

Ebbene sì, lascio questo spazio dopo un po' di tempo. Ho trovato una casa più grande, comoda e accogliente. Chi mi cerca, mi troverà qui.

martedì 25 agosto 2009

Buon viaggio


Due anni. Ci pensi, fai due conti e dici: sì, esattamente due anni fa...
Esattamente due anni fa. O quasi. Esattamente due anni e qualche giorno fa ho iniziato IL viaggio.
Due anni, e qualche giorno. Fu allora che iniziò il viaggio. Fisicamente, s'intende, che di fatto nella mia mente l'idea del viaggio cresceva, prendeva forma, maturava ormai da troppo tempo. Il desiderio si era trasformato in voglia, e in speranza, poi in progetto, e alla fine in programma, azione, giù giù fino a diventare realtà. Ecco, realtà. Il 23 Agosto 2007 il sogno era diventato realtà. Il sogno figlio dell'incubo, reazione (e perciò uguale e contraria) a quella spirale negativa in cui era finito il sogno precedente. In fondo, vista da qui, la vita sembra proprio un alternarsi di sogni che si trasformano in incubi soffocanti che si sciolgono in sogni stupendi in un'alternanza che fa pensare a Dio, o alle tragedie greche, che di Dio sono una filiazione diretta e un'immagine. Il 23 Agosto di due anni fa salii su un aereo che mi portava via, e che mi portava verso. I due movimenti, allontanamento e avvicinamento, insieme, esplosero in felicità. La foto che ho scelto ne è la prova. Stremato, alla fine delle forze della mia vita precedente, ma giovanissimo nella mia nuova avventura, sorridevo, alla Stazione di Parma, ai miei salvatori, complici e, cosa più importante, amici. A loro devo buona parte delle forze trovate per spiccare il volo, ad una telefonata che rimarrà famosa nella mia storia, e a dei giorni che ci hanno legato per sempre, definitivamente. Poi, il salto. Londra, il lavoro, nuovi amici, il turbinìo violento di facce, nomi, luoghi, lingue ed emozioni. L'euforia e la paura che hanno convissuto nella mia mente per giorni, mesi. La voglia di tornare indietro a un luogo che era un ricordo, e il richiamo del sogno precedente forte come un miraggio, o un canto.
Due anni sono passati. Due anni di viaggio che non finisce, passati a capire che il viaggio non è in avanti nè all'indietro ma, come il sogno, segue traiettorie impossibili, indecifrabili, mai uguali e per questo perfette.
Fra qualche giorno David andrà via da Londra. Altro viaggio, e altro sogno, e altre traiettorie. Non festeggeremo insieme il mio secondo anniversario, e mi dispiace. Una strana coincidenza ma, forse, per niente una coincidenza. Un altro sogno via da un altro incubo, e altre traiettorie e nuove vie, ancora e ancora in un rincorrersi di coincidenze.

"Quindi lei non crede alle numerologie di nessun tipo" disse deluso Diotallevi.
"Io? Ci credo fermamente, credo che l'universo sia un concerto mirabile di corrispondenze numeriche, e che la lettura del numero, e la sua interpretazione simbolica, siano una via di conoscenza privilegiata. [...] È la logica della ricerca e della scoperta che è perversa, perchè è la logica della scienza. La logica della sapienza non ha bisogno di scoperte, perchè già sa. Perchè si deve dimostrare ciò che non potrebbe essere altrimenti?"

venerdì 21 agosto 2009

Rassegnatevi!


L'ho detto e ridetto, che ce ne fosse bisogno o no, ripetuto e persino tradotto in un paio di lingue (incluso il sardo, ca va sans dire!): sono pigro. Spesso più che pigro sono piuttosto svogliato, o meglio ancora incostante. E vanesio, che è un termine dannunziano ma rende l'idea. Così al terzo commento positivo di ammirazione dei miei scritti il vanesio ha vinto sul pigro ed eccomi qua.
Sul divano, dopo il caffè, in pigiama e con nessuna colonna sonora di sottofondo. Già, nessuna. Che se non fossi schizoide anche durante la notte mi sveglierei come molti canticchiando un motivetto qualunque e al massimo mi verrebbe voglia di sentire quel pezzo che non sento da un po'. Invece passo tutta la notte a ricantarmi il concertato del primo atto de L'italiana in Algeri, salvo poi sognare all'alba di spingere un carrello da supermercato su e giù per certi vicoli maleodoranti che presto si trasformano in cunicoli bui e strettissimi, il tutto ascoltando Porta Portese (la versione originale, col tipo che alla fine dice : "A raga' ch'hai fatto? Ma 'sti calzoni li voi o nun li voi?" e Baglioni che fa gli stornelli con la voce nasale). Sarà che ancora soffro un po' dopo aver lavorato per sette notti di seguito...
Insomma ariecchime, e sarà la quarta o la quinta volta. Se continuo, seguitemi. Se indietreggio ... be', perdonatemi! O no?

lunedì 2 marzo 2009

Economia e ragù

L'idea sembra non sia piaciuta. Eppure ci tenevo, e ci tengo. In giorni come questi non si può restare indifferenti davanti a tutto quello che ci succede intorno. Io vado avanti, o almeno ci provo. Scrivo, raccolgo, dico, parlo, commento, mi incazzo...
Oggi ho rivisto I cento passi, e non mi ha certo messo di buonumore. Mi ha fatto montare un bel po' di rabbie represse e ha riaperto alcune ferite. Ma tant'è...
Le borse crollano, e l'economia mondiale impazzisce mentre tutti si interrogano sul come salvare il capitalismo. A nessuno viene in mente che possa essere sbagliato, e che forse ci sono altre soluzioni. Ma a chi importa? Mister B., lui, vuole nazionalizzare le banche. Così può controllare meglio anche quelle. Non ha proprio limiti.
Io per rilassarmi preparo un po' di ragù. Chi ne vuole batta un colpo...
P.S. Oggi ho visto questo video. Ignorato dalle tv e dai giornali. Chissà perché...

mercoledì 4 febbraio 2009

Ideuzza

A casa. Primo giorno di ferie e terzo giorno di raffreddore combattuto a dosi di Day e Night Nurse (sic!). Ascolto Rigoletto e aspetto con impazienza che Nadia arrivi a Londra per starci una settimana. Con Lei, Marco, e più tardi Eu e Nando. Sono felice di avere i miei amici migliori qui, di vederli nel mio mondo, e di poterli abbracciare. Portare le persone che ami nel tuo mondo fa sempre bene, e mostra a loro la parte vera di noi. Fa vedere la nostra quotidianità, il nostro vissuto di emigranti felici e liberi.
Gilda è morta e Rigoletto urla "Ah! La maledizione!"... Io mi commuovo ma questo è soltanto perchè sono un po' un animo sensibile, e un po' un melomane in stile anni '50...
Da giorni ho un'idea fissa, ed è quella di un nuovo blog. Di un blog collettivo che parli di fatti, di realtà. Ho in mente il nome e tutto il resto, articoli compresi. L'idea è scrivere di fatti, di realtà, di cose concrete, di attualità. L'idea è di ridimensionare, rimettere a fuoco, e rivedere tutto ciò che ogni giorno subiamo passivamente come notizia, e tutto ciò che invece notizia non fa e che invece, secondo me, dovrebbe. Far parlare le cose, i fatti, come ama dire Valeria, e le persone. Non giornalisti, o intelletuali, o filosofi e politologi. Gente comune con intelligenza e senso critico e pratico. Togliersi qualche sassolino dalla scarpa e, se si può, perchè no?, formare un'opinione. Ditemi voi...

giovedì 15 gennaio 2009

Pagherete caro, pagherete tutto


Il mondo moderno è meraviglioso. Si può stare in tutti i luoghi e in nessuno, e tutto, o quasi, è alla nostra portata. Ascolti da Londra la radio italiana e sul tuo portatile guardi la conferenza finale di Bush in diretta; su youtube trovi il video della contestata prima alla Scala e leggi, se vuoi, i giornali di tutto il mondo senza uscire da casa. Io però, ultimamente, mi sono un po' estraniato. Affaccendato in ogni altro genere di faccende, ho chiuso la porta alle notizie dal mondo salvo qualche sporadica soffiata sull'ennesima vergogna italiana. Poi ho scoperto che posso scaricare uno dei miei programmi radiofonici preferiti in podcast sull'iPhone, e ieri stavo seduto comodamente (si fa per dire) in metro ascoltando Caterpillar in cuffia.
Così ho scoperto che Israele sta bombardando Gaza. Che lo sta facendo pesantemente. E che muoiono centinaia di persone, ogni giorno, da 18 giorni. Che morivano mentre io traslocavo, mentre compravo uno scolapasta bianco smaltato da Ikea, mentre decidevo se spendere o meno £18,50 in una Moleskine rossa, e mentre protestavo con Virgin Media per il ritardo nell'installazione della tv via cavo.
Non sono più un bambino, e non mi meraviglio più tanto facilmente. Ma non sono un cinico, e soffro per il prossimo. Soffro per le bombe, e per la violenza. Per la cattiveria, e per i soprusi. Così ho sofferto mentre andavo a lavoro, e ho pensato tanto, e mi sono incazzato, e ho capito.
I nostri padri manifestavano contro la guerra. Andavano in piazza per l'invasione della Cecoslovacchia, solidarizzavano con la Cina, con la Corea, si picchiavano gli uni con gli altri, neri contro rossi, pro contro contro, celerini contro tutti. Occupavano le fabbriche, o bruciavano le auto. Qualcuno sparava, e qualcuno lanciava molotov, o sassi. Sono finiti tutti in banca, stanchi di sognare e disillusi o comprati dal potere. A noi hanno lasciato in eredità il mito di un epoca, e la disillusione. Non lottiamo, non crediamo, non ci incazziamo. Solidarizziamo ancora, e a volte scendiamo in piazza. Ma alla fine siamo tutti convinti che non ci sarà un futuro migliore, e che le cose siano più complesse che rosse o nere. Comprando i nostri padri, hanno comprato anche noi. O voi. Io, con il vostro permesso, sono incazzato rosso.

martedì 13 gennaio 2009

L'uomo non osi ...



Ultimamente è tutto un gran rimestare di matrimoni, anelli, bambini e amenità simili. Dicono sia l'età. L'orologio biologico, l'essere 'cresciuti' e il 'desiderio di stabilità'.
Io non so se siano tutte balle, o se non lo capisco perchè sono altrove. Forse entrambe. Quello che so è che sono stato invitato a tre matrimoni nel 2009, e aspetto la nascita di mia 'nipote' Matilde ad Aprile, e che metà delle mie ferie andranno via così. Con piacere, ma forse con, ogni volta, un maggior numero di dubbi e domande in testa.
Forse dovrei smetterla di viaggiare in direzione ostinata e contraria e odiare i riti sociali privi di sentire, o forse devo arrendermi all'idea che il mondo è diverso, e che nella diversità è il sale della vita.
Eppure non riesco a non chiedermi: quando abbiamo smesso di sognare e siamo diventati animali 'sociali'? Quando abbiamo rinunciato al principe azzurro e abbiamo iniziato a pensare che un vestito bianco e delle bomboniere d'argento potessero essere fondamentali per la nostra vita? Insomma: quando siamo 'cresciuti'?
Discuto con un'amica giovane e innamorata, che non riesce a togliersi dalla testa il ragazzo che l'ha fatta sognare ed ha poi mandato in frantumi tutto non portandola via sul suo cavallo bianco. È ossessionata da lui, disperata per non poterlo avere, e affranta nel constatare che la favola non esiste. La consolo, e cerco di spiegarle che la favola non esiste, almeno non in questo caso. Vorrei iniziasse a considerarsi una donna, degna di attenzioni e oggetto di desiderio, e che anteponesse un po' più sè stessa agli altri. Cerco di riportarla alla realtà, e tutto ciò che vorrei è che lasciasse andare quel sogno che so impossibile per tuffarsi in quello, possibile, della vita, della gioia dell'amare ed essere amati, del sentimento egoista sublime che appaga quando corrisposto e si nutre di sè.
Eppure non riesco a non pensare che forse sto soltanto diventando cinico, e che ho dimenticato la passione fine a sè stessa, e la bellezza quasi masochista dello struggersi per l'amore impossibile. Sono cresciuto e credo nelle relazioni, in quelle vere, credo nell'amore che si realizza giorno dopo giorno, ho fiducia nella donna con cui divido il letto e vedo me stesso migliore ora che parlo di 'noi'. Non credo nel matrimonio come valore in sè, e non credo nell'impossibilità dell'uomo di separare ciò che Dio ha unito. Ma quando tutto questo è iniziato? E cosa ho perso crescendo?
La mia amica mi vuole bene, ed è forte. Uscirà da questa storia ed avrà amore in abbondanza, un giorno. Lo merita, e lo sappiamo entrambi. Magari si sposerà, ed avrà figli, e io sarò invitato al suo matrimonio. Speriamo non quest'anno. Vorrei fare qualche giorno al mare...

venerdì 19 dicembre 2008

tornando a casa...


"Nel linguaggio comune, mal d'Africa si riferisce alla sensazione di nostalgia di chi ha visitato l'Africa e desidera tornarci (così come saudade è la nostalgia del Brasile). L'espressione sarebbe stata pronunciata anche da Benito Mussolini durante il periodo della Repubblica di Salò riferendosi alla sua nostalgia per le colonie italiane in Africa."


Novembre non è il momento migliore per visitare la Sicilia. Infatti non è un buon momento per far nulla se non rilassarsi a casa pensando a cosa regalare a Natale ad amici e parenti e cercare di risparmiare un po' in vista dei saldi di Gennaio. Infatti non è che proprio ci volessi andare, in Sicilia, ma tant'è... A Palermo ha piovuto per 10 giorni di seguito, il che se non altro è stata una benedizione per il finocchietto di montagna che è degnamente morto nella mia pasta con le sarde, ma al di là di questo niente di positivo. La città è sempre irrespirabile. Caotica, confusa, isterica. Traffico matto, posteggi inesistenti, code interminabili e sveglia mattutina al sapore di clacson e bambini di scuola media urlanti. Mondello di Lunedì era deserta e silenziosa oltre che ventosa, e Sferracavallo alcuni giorni dopo sembrava la Versilia di Sapore di Mare nella scena con Selvaggia che guarda Gianni andare via con la Sig.ra Balestra.
D'accordo, io avrei voluto che tutto fosse perfetto. Se non altro, ci avevo sperato. Volevo guardare tutto con occhi diversi, distaccati. Speravo quasi di ritrovare quella calma di certi momenti passati e felici. Ho pensato che, cambiato io, il grosso fosse fatto, e il mal d'Africa potesse fare il resto. Invece la pioggia ha solo intristito le macerie, e lavato via tutto il resto.
Palermo è sporca, grigia. È una città povera, e desolata. Bellissima, come certe bellissime donne che si aggirano per la città con vecchie pellicce e gioielli, maltruccate e con le unghie sporche, macchiate chissà dove da un qualcosa che non va via, come un peccato originale che non si può più lavare. È una nobildonna, povera ma altera, fiera, orgogliosa, che saluta tutti con un ghigno e tutti ignora, incurante. Non c'è più nessuno, come in certe vecchie case di certe vecchie donne sole, che si riempiono solo per Natale, troppo poco per lasciare un segno e troppo poco persino per la felicità. Tutti sono via, altrove, emigranti del terzo millennio pronti a tornare a casa per curare quel po' di nostalgia e subito volare via verso vite più decenti, e verso luoghi meno feroci. Quelli che sono rimasti lottano ogni giorno contro ogni possibile male, contro la morte dietro l'angolo, contro l'oppressione asfissiante di milioni di abusi quotidiani, contro un futuro che non esiste e un presente da mascherare con ridicole apparenze. Si vive una vita che non è, elemosinando il pane, uccidendo giorno dopo giorno i diritti più piccoli e le ambizioni più meschine, dimenticando, ignorando, ipotecando... Nulla è più scandaloso o atroce, e le regole sono sempre quelle del più forte. Si vive barricati nel proprio mondo, aggrappati ai fragili oggetti del quotidiano, come folli che annullano le emozioni per non morirne.
Ho avuto paura. E tristezza. Ho capito che il mio viaggio è solo iniziato, e che lì non tornerò più. Che la mia vita ha conosciuto altro, e di più, e che di quei giorni felici farò bene a conservare il ricordo.

giovedì 18 dicembre 2008

Non mi impegno...

A quanto pare non riesco a mantenere gli impegni. Almeno non tutti. Avevo giurato che ci avrei riprovato e invece… Piuttosto diciamo che è stato un grossolano errore di calcolo, e tanto basti a farmi uscire senza troppa infamia dal tunnel del ‘è intelligente ma non si impegna’ che mi perseguita da un po’ troppo tempo. Perché poi uno si debba impegnare per forza questo è un mistero che magari non risolverò mai. Ma tant’è…

Il fatto è che questo 2008 che ormai sta quasi per finire è stato un anno pieno, ricco, e nuovo. È stato, per dire, un anno di piccoli record personali, e di novità assolute. Oltre tutto, è stato l’anno in cui ho iniziato questo blog con la speranza di raccontare un po’ di me a un po’ di voi, e con l’idea di parlare un po’ con tutti quelli con cui, per ragioni varie, non discuto più molto. E l’anno in cui, fatalmente, l’ho abbandonato al suo destino.

È anche, si parva licet, l’anno del mio ingresso nel 30esimo, del mio nuovo lavoro, del mio primo LondonAnno, del primo compleanno di mia nipote, e di Francesca. Certo, di Francesca. La proprietaria di quegli occhi verdi che si vedono un po’ più giù, e la donna che mi ha cambiato la vita. Avevo promesso di raccontare giorno dopo giorno il cambiamento. Non ci sono riuscito, ma di questo abbiamo già detto. Per i più, sappiate che un cambiamento c’è stato, e chissà che non si veda da queste parole, o dalla mia faccia. Per i curiosi, e per gli affezionati, spero di raccontarvelo lo stesso, giorno dopo giorno, da ora in poi.

Bentornati, a tutti. E benvenuti, a tutti gli altri. Consigli per gli acquisti. 

giovedì 18 settembre 2008

riprovo

Non era poi così male, e in fondo non è per questo che l'ho lasciato andare. È un mestiere essere innamorati, mica niente... Ho lasciato indietro il blog, e non solo, e sono andato avanti con la mia vita. Manca una settimana, e poi smetterò di essere scapolo. Lei, la colpevole, entrerà nel mio metro quadrato di vita con la leggerezza con cui mi ha guardato la prima volta. Due grandi occhi verdi che mi adorano e mi incatenano a lei. Una settimana e tutto questo sarà finito. I noodles in a cup, e le paranoie notturne. Il freddo d'inverno nel letto e certe piccole manie da single. Chiuderò la porta, dietro di noi, e sarà noi, e il mondo fuori. Io e lei. Qui. Il resto, la vita, i pensieri e gli incubi, cercherò di raccontarli, giorno dopo giorno, post dopo post.