sono passati tanti anni, tanti jeans, tante camicie e vari tagli di capelli. ho cambiato case, motori, occhiali e città. e ho amato sempre come allora. senza fine, senza speranza, senza ragioni o mode o gusti. incondizionatamente, con gioia, giorno dopo giorno e fino a non poterne più, come un bambino. ho pianto amore e l'ho chiesto, invocato, desiderato, sognato... quello, non è tornato mai più. ci sono stati amori adulti, passioni, tenerezze e grandi forze distruttrici. ma quello è rimasto lì, in quel giardino, sotto quel sole, in mezzo ai viali dietro la palestra. è rimasto lì nella mia memoria, fotografia, ritratto. è rimasto lì solo il ricordo. l'amore, quello viaggiava, volava, tornava indietro mille volte e visitava luoghi sconosciuti, impervi, baciava donne che lo respingevano e si lasciava sedurre da sogni di carta. fino a qui. fino ad oggi, ad adesso, a me. fino a tornare, a guardarmi in faccia, a dirmi la sua storia, e gridarmi la sua verità. fino ad uscire dalle tue labbra, salire dentro la mia pelle che vibra ad ogni nota per ogni attimo in cui rimane, dolce suono meraviglioso nelle mie orecchie incredule ... fermalo, non dirlo, ripetilo, ti prego, non farlo, non giurare, non chiedermi di crederti, non posso non toccare questo spazio, questo tempo, questa incredula parola, il mondo che apre e mostra bello di colori, e spazi, e luce ... adesso ... adesso dovrò amarti, e non so, dovrò proteggerti e non posso, dovrò sognarti, e stringerti, e volerti, e vivere per quella bocca che lo dica ancora e ancora e ancora, e mi uccida il non sentirlo, e sia notte e notte e notte ancora finchè non torni qui, e non lo urli sulle mie labbra, e non lo possa bere dal tuo sorriso, e viverne... ti amo...
mercoledì 23 luglio 2008
ti amo
avevo quindici anni. i capelli con la riga e il ciuffo, e l'acne. ed era una calda giornata di maggio, con il sole caldissimo e l'aria di primavera che ha palermo a maggio, odore di salsedine e gelsomini... mi disse ti adoro, e mi sentii morire. lo ricordo ancora. ci baciammo come se si fosse dovuto girarci un film, su quel bacio. seduti su un muretto nel parco della scuola. il mio primo amore, il primo bacio, la prima lettera e il primo dolore. mi amava, e non ne ho mai dubitato. che sia stata o no fedele, onesta, attenta, generosa, poco importa. mi amava. con gli occhiali brutti, con i jeans vecchi, senza moto e magro come un chiodo: mi amava. e io amavo lei.
mercoledì 2 luglio 2008
emozioni - uno
La prima fu Ravel. E fu tanti anni fa. Era un LP, con Mussorgsky sul lato B e Karajan sul podio dei Berliner Philarmoniker. Un delirio, e un sogno. Metterlo sul piatto, alzare il volume e chiudere gli occhi era un solo gesto, un unico rito. Il resto era brivido, crescendo, orgasmo uditivo e piacere che esplode nel finale trionfale e perverso. Un climax di emozioni che si aggiungono una sull'altra, come gli strumenti che entrano, parti uniche di un tutto che è semplice reiterazione e sublime ritmo costante. Sesso in musica, e poco più.
Avevo poco più di dieci anni, ed ero già un adulto iniziato al rito.
La seconda che ricordo era una colonna sonora. John Williams. Itzhak Perlman al violino suona l'impossibile, la follia, la disperazione, la pietà di Schindler's List. Quando suona quel tema struggente c'è un intero popolo che geme, dentro. Ci sono anni, decennni, secoli di storia che gridano e cantano e soffrono negli assoli di violino e in un contrabasso che scava nelle parti più buie della paura. Gli LP avevano lasciato il passo ai CD, ma alzare il volume e chiudere gli occhi era, ancora una volta, lo stesso rito. Come piangere, alla fine, e tremare...
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