venerdì 19 dicembre 2008

tornando a casa...


"Nel linguaggio comune, mal d'Africa si riferisce alla sensazione di nostalgia di chi ha visitato l'Africa e desidera tornarci (così come saudade è la nostalgia del Brasile). L'espressione sarebbe stata pronunciata anche da Benito Mussolini durante il periodo della Repubblica di Salò riferendosi alla sua nostalgia per le colonie italiane in Africa."


Novembre non è il momento migliore per visitare la Sicilia. Infatti non è un buon momento per far nulla se non rilassarsi a casa pensando a cosa regalare a Natale ad amici e parenti e cercare di risparmiare un po' in vista dei saldi di Gennaio. Infatti non è che proprio ci volessi andare, in Sicilia, ma tant'è... A Palermo ha piovuto per 10 giorni di seguito, il che se non altro è stata una benedizione per il finocchietto di montagna che è degnamente morto nella mia pasta con le sarde, ma al di là di questo niente di positivo. La città è sempre irrespirabile. Caotica, confusa, isterica. Traffico matto, posteggi inesistenti, code interminabili e sveglia mattutina al sapore di clacson e bambini di scuola media urlanti. Mondello di Lunedì era deserta e silenziosa oltre che ventosa, e Sferracavallo alcuni giorni dopo sembrava la Versilia di Sapore di Mare nella scena con Selvaggia che guarda Gianni andare via con la Sig.ra Balestra.
D'accordo, io avrei voluto che tutto fosse perfetto. Se non altro, ci avevo sperato. Volevo guardare tutto con occhi diversi, distaccati. Speravo quasi di ritrovare quella calma di certi momenti passati e felici. Ho pensato che, cambiato io, il grosso fosse fatto, e il mal d'Africa potesse fare il resto. Invece la pioggia ha solo intristito le macerie, e lavato via tutto il resto.
Palermo è sporca, grigia. È una città povera, e desolata. Bellissima, come certe bellissime donne che si aggirano per la città con vecchie pellicce e gioielli, maltruccate e con le unghie sporche, macchiate chissà dove da un qualcosa che non va via, come un peccato originale che non si può più lavare. È una nobildonna, povera ma altera, fiera, orgogliosa, che saluta tutti con un ghigno e tutti ignora, incurante. Non c'è più nessuno, come in certe vecchie case di certe vecchie donne sole, che si riempiono solo per Natale, troppo poco per lasciare un segno e troppo poco persino per la felicità. Tutti sono via, altrove, emigranti del terzo millennio pronti a tornare a casa per curare quel po' di nostalgia e subito volare via verso vite più decenti, e verso luoghi meno feroci. Quelli che sono rimasti lottano ogni giorno contro ogni possibile male, contro la morte dietro l'angolo, contro l'oppressione asfissiante di milioni di abusi quotidiani, contro un futuro che non esiste e un presente da mascherare con ridicole apparenze. Si vive una vita che non è, elemosinando il pane, uccidendo giorno dopo giorno i diritti più piccoli e le ambizioni più meschine, dimenticando, ignorando, ipotecando... Nulla è più scandaloso o atroce, e le regole sono sempre quelle del più forte. Si vive barricati nel proprio mondo, aggrappati ai fragili oggetti del quotidiano, come folli che annullano le emozioni per non morirne.
Ho avuto paura. E tristezza. Ho capito che il mio viaggio è solo iniziato, e che lì non tornerò più. Che la mia vita ha conosciuto altro, e di più, e che di quei giorni felici farò bene a conservare il ricordo.

giovedì 18 dicembre 2008

Non mi impegno...

A quanto pare non riesco a mantenere gli impegni. Almeno non tutti. Avevo giurato che ci avrei riprovato e invece… Piuttosto diciamo che è stato un grossolano errore di calcolo, e tanto basti a farmi uscire senza troppa infamia dal tunnel del ‘è intelligente ma non si impegna’ che mi perseguita da un po’ troppo tempo. Perché poi uno si debba impegnare per forza questo è un mistero che magari non risolverò mai. Ma tant’è…

Il fatto è che questo 2008 che ormai sta quasi per finire è stato un anno pieno, ricco, e nuovo. È stato, per dire, un anno di piccoli record personali, e di novità assolute. Oltre tutto, è stato l’anno in cui ho iniziato questo blog con la speranza di raccontare un po’ di me a un po’ di voi, e con l’idea di parlare un po’ con tutti quelli con cui, per ragioni varie, non discuto più molto. E l’anno in cui, fatalmente, l’ho abbandonato al suo destino.

È anche, si parva licet, l’anno del mio ingresso nel 30esimo, del mio nuovo lavoro, del mio primo LondonAnno, del primo compleanno di mia nipote, e di Francesca. Certo, di Francesca. La proprietaria di quegli occhi verdi che si vedono un po’ più giù, e la donna che mi ha cambiato la vita. Avevo promesso di raccontare giorno dopo giorno il cambiamento. Non ci sono riuscito, ma di questo abbiamo già detto. Per i più, sappiate che un cambiamento c’è stato, e chissà che non si veda da queste parole, o dalla mia faccia. Per i curiosi, e per gli affezionati, spero di raccontarvelo lo stesso, giorno dopo giorno, da ora in poi.

Bentornati, a tutti. E benvenuti, a tutti gli altri. Consigli per gli acquisti.