lunedì 26 maggio 2008
estate
lunedì 19 maggio 2008
In breve
giovedì 8 maggio 2008
domenica 4 maggio 2008
Dovunque voi siate
Aurore mi ha detto che Giovanni è morto. Non importa chi è Aurore, e in fondo nemmeno chi fosse Giovanni. Non qui, e non in questo momento.
Giovanni era un ragazzo, e questo basta. Un ragazzo che avevo incrociato anni fa, per qualche mese. Avevamo parlato, riso, scherzato. Mi ricordo di noi a bere birra e fumare in una stanza senza finestre dove dipingeva quadri, e scenografie. Mi ricordo dei suoi quadri, della sua barba e del suo sorriso. La parola d’ordine, quell’estate, era “Birra!”, gridata al bar, la sera, in discoteca, nella hall dell’albergo, nei corridoi...
È morto.
Non era mio amico, e non ci siamo mai più visti dopo quell’estate, ma la sua morte mi fa pensare ad altre morti, e le morti mi ricordano il mio fragile destino. Mi ricordano quanto leggera sia la mia vita, e quanto ho sofferto nel vedere scomparire facce, figure, persone, pezzi di me...
Ho pensato a Cesare, e a quella partita di calcetto improvvisata che giocammo pochi giorni prima che io partissi per l’Australia e cambiassi la mia vita. Alla notte di Natale in cui con Marco, Alice e Giovanni ci fermammo a parlare fino all’alba. Io fumavo sigari toscani, e fu l’ultima volta che lo vidi. All’istante esatto in cui a mio padre si fermò il respiro, e alla sua faccia. A quella notte in un parcheggio di ospedale ad aspettare che fosse troppo tardi, e a quella mattina in cui inaspettati mi vennero a prendere a scuola gli zii.
Non posso fermare la morte, ma non riesco ad ignorarla. Non riesco a viverla. Non voglio. Non posso piangere un amico scomparso, ma ho acceso una candela per lui. Non credo stia vivendo una vita migliore e non ho idea di dove sia. So solo che se n’è andato, lui come gli altri, e che magari avevano ancora qualcosa da fare, e qualche parola da dire. Buon viaggio...